5. Percorsi di Fisica
Generale
A completamento dei
capitoli precedenti, si ritiene opportuno fornire altre utili indicazioni a
siti di interesse al fine di realizzare dei veri e propri percorsi interattivi
di fisica, per studenti di scuole medie inferiori, superiori o di università.
E' importante a tal fine poter caratterizzare gli strumenti a disposizione in
modo da definire gli itinerari didattici in relazione alla programmazione e
quindi in base alle finalità cognitive e formative che si intendono perseguire.
Dall'analisi di numerosi siti è possibile ricavare una classificazione delle
applet, così orientata:
ü
visualizzazioni di fenomeni a scopo
introduttivo e/o di presentazione: il livello di interattività non è elevato e
in genere non sono richiesti particolari prerequisiti. In queste simulazioni si
possono generalmente variare uno o due parametri ed effettuare semplici
verifiche qualitative di fenomeni e leggi;
ü
attività e indagini con misure, grafici e
modelli. In queste sessioni d'apprendimento sono a volte necessarie alcune
premesse teoriche di tipo matematico funzionali ad esercitazioni con un
maggiore livello di interattività.
ü
studio
di fenomeni attraverso giochi con simulazioni in contesti differenti.
L'attività
in rete consentirà, successivamente o in contemporanea, l'approfondimento degli
argomenti anche attraverso la visita a musei virtuali, a siti di interesse
storico o alla ricerca di altro
materiale didattico disponibile freeware o shareware.
Il percorso è stato suddiviso in 12 moduli orientati alla
presentazione, allo sviluppo e all'approfondimento di tematiche di fisica di
base con la possibilità di verifiche ed esercitazioni. I moduli non sono
completamente indipendenti e consentono il riesame di fatti e situazioni
sperimentali precedentemente considerati. Prima di avviare uno studio di tipo
interattivo è importante, a mio avviso, inquadrare con una breve presentazione
il tema, mettendo in luce i fatti e i concetti fondamentali che si vogliono
indagare. L'esperienza fino ad ora sviluppata in classe si è concentrata sulla
selezione, catalogazione e controllo delle simulazioni di fenomeni concernenti
principalmente la meccanica, la termodinamica e l'elettromagnetismo.
In qualche caso, per uno stesso argomento, sono disponibili più pagine
web di riferimento, al fine di consentire non solo una più ampia scelta da
parte del lettore, ma anche un differente inquadramento sperimentale del
fenomeno in esame.
Per alcuni moduli viene fornita una breve scheda di lavoro in
corrispondenza di una o più simulazioni ritenute significative.
1 - Il
moto
Non ci soffermeremo
particolarmente sulla cinematica e sulla dinamica del punto materiale avendole
in parte trattate nel capitolo 3. Dopo aver sviluppato il problema del moto
attraverso i concetti fondamentali di punto materiale, sistema di riferimento,
posizione, velocità e accelerazione, si possono esaminare altri esempi riguardanti la caduta dei corpi sotto
l'azione della forza di gravità:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=25
il moto piano di un proiettile:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=42
il moto
circolare uniforme
http://www.mcasco.com/p1acf.html con lo studio
dell'accelerazione
centripeta: http://plabpc.csustan.edu/general/tutorials/CircularMotion/CentripetalAcceleration.htm, ed
esperimenti riguardanti il moto armonico:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=44
2 - La
Relatività
Lo studio del moto
relativo e dei principi di relatività presenta spesso delle difficoltà
concettuali di non semplice e immediata soluzione didattica. Le simulazioni
prese qui in esame possono costituire un discreto contributo alla comprensione
del principio di relatività galileiano:
http://www.phy.ntnu.edu.tw/~hwang/relativeVelocity/relativeVelocity.html
ed alla visualizzazione di concetti riguardanti la teoria della
relatività speciale attraverso la verifica di fatti e l'esplorazione di
modelli.
Alcune applet, riguardanti le note trasformazioni di Lorentz,
l'invarianza della velocità della luce e dell'intervallo spazio-temporale sono
reperibili all'url: http://suhep.phy.syr.edu/courses/modules/LIGHTCONE/java/TwinParadox.html, http://www.phy.ntnu.edu.tw/~hwang/relativity/relativity.html.
Esempi riguardanti la contrazione delle lunghezze e la dilatazione dei
tempi:
http://www.walter-fendt.de/ph14e/timedilation.htm
Una semplice visualizzazione del concetto di curvatura dello
spazio-tempo generata dalla materia si
trova a: http://hpbabar.ba.infn.it/teach/space1.html.
3 -
Dinamica del punto materiale
La prima
parte del modulo è incentrata sulla verifica della seconda legge della dinamica
attraverso lo studio del moto di un carrello su una rotaia o su un piano
inclinato. La seconda parte sul concetto di quantità di moto con la
riformulazione della seconda legge della dinamica. Particolarmente importante
risulta il concetto di interazione fra corpi attraverso il quale introdurre i
principi di conservazione della quantità di moto e dell'energia meccanica.
Alcune simulazioni di sicuro interesse possono riguardare lo studio
dell'inerzia di un corpo con la scoperta o la verifica della proporzionalità
tra forza e accelerazione: http://webphysics.ph.msstate.edu/jc/library/4-7a/index.html.
Altri
esempi sono collegati con lo studio del piano inclinato con o senza di attrito:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=27
Volendo discutere le forze applicate, si può introdurre la leva ed il
concetto di momento torcente, (fig.1) la cui simulazione è reperibile
all'indirizzo:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=41
Per quanto riguarda il principio di conservazione della quantità di
moto, di notevole rilevanza sono in questo ambito i sistemi a massa variabile,
quali ad esempio il moto di un razzo, trattato in modo esauriente alla pagina
web:
http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/dinamica/cohete1/cohete1.htm
Per quanto
invece concerne lo studio delle interazioni e degli urti con i teoremi di
conservazione, si consideri la simulazione proposta al seguente url: http://jersey.uoregon.edu/vlab/PotentialEnergy/index.html
oppure
(urto centrale elastico) http://jersey.uoregon.edu/vlab/Momentum/index.html
e ancora
(urto centrale elastico ed anelastico) agli indirizzi:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=12
http://www.phy.ntnu.edu.tw/~hwang/collision2D/collision2D.html

Figura 1
4. - Lavoro ed Energia
Le
simulazioni sono intese a rafforzare il concetto di conservazione dell'energia
meccanica in un sistema isolato. Se la dinamica mette meglio in evidenza
l'aspetto previsionale delle leggi del moto, con la stretta dipendenza dal
tempo delle grandezze cinematiche, i principi di conservazione risultano invece
fondamentali per introdurre l'idea di invariante, ovvero di grandezza fisica
che, sotto opportune condizioni, rimane immutata rispetto ad una certa
trasformazione. La prima simulazione riguarda il concetto di lavoro e di
energia cinetica
http://jersey.uoregon.edu/vlab/KineticEnergy/index.html
La seconda, rappresentata in figura 2, è legata alla trasformazione
dell'energia potenziale gravitazionale in energia cinetica, attraverso la
caduta libera di una pallina da un altezza h. Quando l'oggetto tocca il suolo,
a seconda dell'urto, tutta o una parte dell'energia potenziale iniziale, pari a
mgh, può trasformarsi in energia
cinetica (1/2) m v2.
In questa applet (http://jersey.uoregon.edu/vlab/PotentialEnergy/index.html) è
possibile lanciare una pallina selezionando, masse diverse e altezze diverse.
Inoltre si può esaminare la percentuale di energia che, in base al materiale di
cui è costituito l'oggetto, risulta assorbita dal suolo nell'urto. Pertanto i
parametri di controllo sono l'energia totale E, la massa m, la percentuale di
energia assorbita dal suolo ad ogni rimbalzo (EAS) e l'altezza h di caduta, che
si può misurare cliccando e spostando il mouse, dalla superficie del piano fino
al punto del suo rilascio. E' possibile infine leggere la velocità di impatto
ad ogni rimbalzo della palla e contarne il numero anche aiutandosi col suono
ascoltato. La funzionalità dei tasti è la seguente:
Start = lancio della palla, dopo aver fissato
l'energia, la massa e il parametro EAS;
Step = lancio della sferetta e suo rimbalzo alla
massima altezza con successiva
interruzione del moto;
Reset = azzeramento dell'esperimento e disposizione
dei valori iniziali;
Pause = messa in pausa dell'animazione in un punto
della traiettoria.

Figura 2
Prima di avviare la procedura sperimentale occorre scegliere i valori
iniziali. Ad esempio si può selezionare una massa di 5 KG, un'energia totale di 200 J e un
parametro di elasticità del 50%.
Inoltre
può essere opportuno ricavare dalla teoria, partendo dai dati preselezionati,
il valore dell'altezza iniziale da cui cade la pallina, dell'altezza a cui
risalirà la stessa dopo il primo rimbalzo e della velocità d'impatto nel primo
rimbalzo.
Esecuzione dell'esperienza:
a) Attiva il tasto step e verifica le tue risposte ai tre
quesiti precedenti.
b) Usa reset e disponi il parametro EAS al
valore 100%. Che cosa ti aspetti che
ora accada?
c) Usa reset e seleziona ora EAS = 25%. Quale
sarà ora l'altezza di risalita dopo il
primo rimbalzo?
d) Usa ancora
reset e disponi ora il valore
dell'energia a 400 J per rispondere nuovamente alle domande 1,2,3 di cui sopra.
e) Usa reset e cambia il valore della massa a 2
kg. Di quanto maggiore sarà la risalita della pallina? Rispetto all'esempio
precedente la palla toccherà il suolo con una differente velocità? Giustifica
le tue risposte.
f) Quale
combinazione dei parametri consentirà alla palla di rimbalzare il maggior
numero di volte?
g) Quale
combinazione dei parametri causerà la minima altezza di rimbalzo e quale la
massima?
h) Quale
combinazione dei parametri occorre selezionare per avere al terzo rimbalzo una
velocità di 6 m/sec?
Le altre simulazioni, riportate qui di seguito,
riguardano alcuni semplici esempi e visualizzazioni dei diagrammi dell'energia
potenziale, ai seguenti indirizzi web:
http://www.mcasco.com/p1apso.html, http://www.mcasco.com/p1awos.html
http://www.mcasco.com/p1acsw.html, oppure studiano le relazioni esistenti tra le forze
conservative e la conservazione dell'energia meccanica all'url: http://www.mcasco.com/p1a1dsem.html
Infine lo studio della conservazione dell'energia in un moto
rototraslatorio, è reperibile a: http://webphysics.ph.msstate.edu/jc/library/9-10/index.html
5 - Dinamica dei sistemi di particelle
L'analisi e lo studio del
moto e delle interazioni dei sistemi di punti materiali risulta semplificato se
effettuato rispetto al centro di massa del sistema. Un altro parametro assai
importante per la descrizione delle interazioni in gioco nei processi di urto,
è la cosiddetta sezione d'urto, definita come l'area di un particolare cerchio
che ha il centro nella posizione della particella urtata. Con tale parametro,
si parla di urto, o più in generale di interazione, se la direzione della
particella incidente, passa per esso.
Una simulazione di sicuro impatto didattico utile per la comprensione
del concetto di centro di massa di un sistema di oggetti, è reperibile
all'indirizzo:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=15,
mentre un’applicazione del centro di massa nel moto di un sistema di
punti si trova presso:http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/dinamica/con_mlineal/m_lineal/mlineal.htm#Mom

Figura 3
In figura 3 è riportata l'applet
relativa allo studio di un urto elastico in due dimensioni:http://www.phys.virginia.edu/classes/109N/more_stuff/Applets/Collision/enapplet.html
In questa semplice simulazione è possibile osservare e studiare l'urto
bidimensionale di due sferette, sia rispetto alle coordinate del baricentro del
sistema, che rispetto al sistema di riferimento collegato al laboratorio. I
parametri dell'esperienza, che l'utente può regolare dall'esterno, sono la
sezione d'urto e il rapporto delle due masse.
Come già detto, nell'esame delle interazioni fra particelle,notevoli
vantaggi comporta l'introduzione della sezione d'urto. Un notevole esempio di applicazione
di tale concetto,
si
ebbe nel
celebre esperimento condotto nel 1910 da Geiger e Marsden, che portò alla
sostituzione del modello atomico di Thompson con quello di Rutherford. La
simulazione, realizzata al solito con una applet,
è al seguente indirizzo:http://wwww.sc.ehu.es/sbweb/fisica/cuantica/rutherford/rutherford.html, riportata in figura 4.

Figura 4
Un fascetto di particelle a
provenienti da una sostanza radioattiva viene lanciato contro una sottile
lastra di lamina d'oro o di altro materiale, selezionabile direttamente nella
simulazione, e risultano deviate in seguito all'urto. Studiandone la
distribuzione in funzione dell'angolo di deviazione d, l'esperienza mostra che una percentuale, se pure esigua,
di particelle viene deviata all'indietro di un angolo d > p/2, in netto contrasto col modello atomico prospettato da
Thompson. Rutherford interpretò questo fatto e, per spiegare le evidenze
sperimentali, arguì che le cariche positive dell'atomo dovessero essere
distribuite al centro cioè nel nucleo, mentre le cariche elettriche erano da
considerarsi all'esterno. La probabilità di osservare una deviazione d > p/2 è
esprimibile proprio attraverso una sezione d'urto: di qui l'importanza di
questo parametro in tutti i processi di urto in cui le particelle atomiche sono
coinvolte.
6 -
Dinamica del corpo rigido
I corpi rigidi sono
particolari sistemi di punti materiali caratterizzati dal fatto che le distanze
reciproche fra due punti qualsiasi del sistema, non variano nel tempo,
qualunque siano le condizioni in cui il corpo venga a trovarsi. Naturalmente
questa situazione è puramente teorica, ma è un'ipotesi di lavoro che serve per
semplificare la trattazione di molti casi concreti, quando le deformazioni
possono considerarsi trascurabili o sono effettivamente nulle.
Statica
del corpo rigido:
http://www.phy.ntnu.edu.tw/~hwang/block/block.html
Nel moto rotatorio di un corpo rigido di estrema importanza risulta il
concetto di momento d'inerzia calcolato
rispetto a un asse di rotazione:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=34
Esempi di dinamica rotazionale del corpo rigido con rotolamento sopra
un piano scabro o liscio, sono invece reperibili al seguente indirizzo web:
http://www.phy.ntnu.edu.tw/~hwang/wheelAxle/torque_e.html,
oppure
all'url:
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/FreeRolling/FreeRolling.html
7 - La
Gravitazione
Di
particolare impatto risulta la realizzazione di sistemi a due o più corpi con
la possibilità di selezionare diversi tipi di interazioni gravitazionali. Ciò
consente di studiare qualitativamente la stabilità dei sistemi e la loro
transizione dall'ordine al caos. Un esempio di moto in un campo di forze
centrali è rintracciabile alla pagina: http://arachnoid.com/gravitation,
mostrato
in figura 5.
In questa divertente simulazione è possibile definire e osservare il
moto di un sistema costituito da un certo numero di corpi soggetti a
interazioni di tipo gravitazionale. E' possibile scegliere da un apposito menù,
alcuni possibili scenari: sistema con un solo corpo orbitante, sistema solare
semplice, sistema a tre corpi mutuamente interagenti, sistema caotico ed altri.
In questa applet, il modo più
semplice per cambiare il comportamento orbitale di un oggetto consiste nello
spostare col mouse il corpo in una nuova posizione.
Un'altra opzione del programma permette di visionare i dati del sistema
(fig. 6), quali il tempo, la posizione e le velocità dei corpi, scomposte nelle
loro componenti del piano xy.

Figura 5
Altri parametri della simulazione consentono di variare la densità dei
pianeti, oppure la dimensione con cui le sferette appaiono sullo schermo o la
stessa velocità di esecuzione del programma. La funzione "Merge on Collision"
permette di trattare la collisione fra due corpi: quando questo parametro è
attivo, due astri si aggregano in un unico corpo la cui massa e il cui momento
dipenderanno da quelli dei due pianeti di partenza. L'opzione di scala consente
infine di ingrandire la finestra di osservazione dei fenomeni.
Fra gli scenari di interesse segnaliamo il noto problema dei tre corpi,
three mutual orbit, in cui tre corpi
mutuamente interagenti, posizionati all'inizio sui vertici di un triangolo
equilatero, possono evolvere in un sistema instabile che può portare i pianeti
ad una catastrofica collisione. In questi casi il sistema è governato da un
insieme di equazioni differenziabili che non ha, in genere, una soluzione
esplicita e pertanto, per caratterizzare le orbite, occorre integrare e
risolvere il sistema con metodi classici dell'analisi numerica.
A questo proposito occorre quindi sottolineare come, le sensibilità
alle condizioni iniziali mostrate dal sistema dei corpi interagenti, siano alle
volte imputabili proprio al tipo di approssimazione numerica usata.
Altre
semplici visualizzazioni riguardanti le tre leggi di Keplero, sono reperibili
a: http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/celeste/kepler/kepler.htm#segunda
http://observe.arc.nasa.gov/nasa/education/reference/orbits/orbit2.html
http://observe.arc.nasa.gov/nasa/education/reference/orbits/orbit3.html

Figura 6
8 -
Statica e Dinamica dei Fluidi
Le
grandezze di maggiore interesse che descrivono le proprietà di un fluido sono
la densità, la pressione e, qualora si vogliano tenere in considerazioni le
forze tangenziali fra gli strati in moto relativo con la conseguente
dissipazione di energia, il coefficiente di viscosità.
In genere si prendono in esame le proprietà dei fluidi detti ideali
caratterizzati da incompressibilità con assenza di viscosità, aventi quindi
densità costante e indipendente dalla sollecitazione.
Uno dei fenomeni più noti e forse più studiati va sotto il nome di
spinta di Archimede: un corpo immerso in un fluido ed in equilibrio, è soggetto
ad una forza diretta verticalmente verso l'alto (spinta) di intensità pari al
peso della massa fluida spostata, applicata al baricentro della massa fluida.
Un esempio riguardante la spinta di Archimede è reperibile all'indirizzo:
http://www.walter-fendt.de/ph14e/buoyforce.htm
L'applet in figura 7 consente
un semplice esperimento riguardante la spinta idrostatica: cliccando e
spostando il mouse è possibile immergere in un liquido un corpo solido, sospeso
ad una molla che funge da dinamometro. Pertanto la forza misurata da
quest'ultimo è pari alla differenza fra il peso del corpo e la spinta del
liquido, e pertanto risulta ridotta.

Figura 7
I parametri di controllo di questa simulazione sono l'area e l'altezza
del corpo e le densità dello stesso e del liquido. Utilizzando il principio di
Archimede, si può ricavare la densità di corpi solidi di forma non semplice
attraverso la realizzazione della nota bilancia idrostatica.
Un'esperienza parallela a quella precedente e riguardante lo studio del
galleggiamento dei corpi è mostrata nell'applet
in figura 8. In essa è possibile prelevare alcuni oggetti da un contenitore per
immergerli in un liquido di cui si può variare la densità. Sul lato destro
dell'immagine si trovano una bilancia e un cilindro graduato attraverso il
quale si provvede alla misura del volume degli oggetti, per immersione
osservando la quantità di liquido spostato.
Riportiamo una scheda di lavoro inerente la simulazione in esame che,
per la sua immediatezza e semplicità si presta bene ad essere utilizzata in una
classe delle scuole medie inferiori. L'indirizzo è rintracciabile alla seguente
pagina web: http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=17
La Spinta di Archimede: studio del galleggiamento
1. utilizza
la bilancia (scale) per misurare la massa degli oggetti
2. il
cilindro graduato per misurare il volume
3. inserisci
i valori letti nelle parentesi con le appropriate unità di misura
4. Classifica
gli oggetti in base alla densità calcolata
|
Tipologia |
Massa |
volume |
densità |
Ordine |
|
Quadrato blu |
|
|
|
|
|
Triangolo blu |
|
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|
Quadrato rosso |
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Ovale rosso |
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Quadrato rosa |
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Ovale porpora |
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|
|
|
Triangolo verde |
|
|
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|
|
Triangolo grigio |
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|
|
|
|
Rettangolo marrone |
|
|
|
|
|
Rettangolo rossonero |
|
|
|
|
Usa ora la barra orizzontale in basso a sinistra per variare la densità
del fluido nel contenitore e determina se gli oggetti affondano o galleggiano.
|
Tipologia |
Densità 1g/ml Affonda
sì/no |
Densità 2g/ml Affonda
sì/no |
Densità 5g/ml Affonda
sì/no |
|
Quadrato blu |
|
|
|
|
Triangolo blu |
|
|
|
|
Quadrato rosso |
|
|
|
|
Ovale rosso |
|
|
|
|
Quadrato rosa |
|
|
|
|
Ovale porpora |
|
|
|
|
Triangolo verde |
|
|
|
|
Triangolo grigio |
|
|
|
|
Rettangolo marrone |
|
|
|
|
Rettangolo rossonero |
|
|
|

Figura 8
Sintetizza qui i risultati ottenuti:
1. Dall'analisi
dei tuoi dati osservi una dipendenza del volume dell'oggetto dalla sua
capacità di galleggiare? Spiega.
2. Dall'analisi
dei tuoi dati osservi una dipendenza della massa dell'oggetto dalla sua
capacità di galleggiare? Spiega
3. Dall'analisi
dei tuoi dati osservi una dipendenza della densità dell'oggetto dalla sua
capacità di galleggiare? Spiega
4. Come
interpreti i tuoi risultati sperimentali alla luce del principio di Archimede?
Per altre simulazioni riguardanti la pressione idrostatica nei fluidi
si può consultare l'url: http://www.walter-fendt.de/ph14e/hydrostpr.htm
Infine
l'influenza delle forze di attrito nei fluidi si esplicita nel moto di una
sferetta in un fluido viscoso: http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/dinamica/stokes/stokes.html
9 - Meccanica Statistica e Termodinamica
L'individuazione degli
stati di un sistema attraverso le grandezze macroscopiche che li descrivono, ha
assunto un ruolo sempre più decisivo nell'odierno panorama della fisica. Le applet sviluppate in questi siti, oltre
a rendere vivaci e stimolanti le usuali ma fondamentali esperienze sui gas
perfetti e reali, e in generale sulle trasformazioni termodinamiche, consentono
anche di sviluppare e approfondire i concetti statistici ad esse collegati.

Figura 9
L'applet relativa
all'argomento temperatura ed equilibrio termico, è riportata
all'url:http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/transporte/simConduccion/simConduccion.htm ( fig. 9)
L'equilibrio termico è un processo complesso che consiste nel
progressivo raggiungimento, da parte di due o più corpi aventi differente
temperatura e posti a contatto, di una comune temperatura detta appunto di
equilibrio. In generale possiamo modellizzare la situazione pensando il primo
sistema come composto da N1 particelle a temperatura T1
ed il secondo da N2 particelle a temperatura T2: la
temperatura di equilibrio TE allora è data dalla media pesata (N1
T1 + N2 T2)/(N1 + N2) .
E' chiaro che per N1=N2 la temperatura di equilibrio è
eguale alla media delle due temperature, cosa che è in accordo col fatto che la
temperatura esprime un concetto statistico legato al moto medio di agitazione
delle particelle costituenti il sistema. La simulazione mette bene in evidenza
il carattere dinamico dell'equilibrio termico, visualizzando le fluttuazioni di
temperatura in funzione del tempo, descrivendo quindi l'evoluzione di tutto il
sistema verso un unico stato finale.
Attività
connessa con la simulazione
1) Introdurre
il numero di particelle N1 nel primo recipiente a temperatura T1
2) Introdurre
il numero di particelle N2 nel secondo recipiente a temperatura T2.
3) Premere il
pulsante Empieza[1]
per attivare il processo di scambio termico.
4) Osservare
l'andamento della temperatura del sistema in funzione del tempo.
5) Volendo
fermare momentaneamente il processo premere pausa oppure eseguirlo attivando
l'opzione passo-passo.
Questioni:
1. Descrivere
l'evoluzione del sistema e lo stato di equilibrio dei due recipienti posti in
contatto termico.
2. Calcolare la temperatura di
equilibrio e completare la tabella seguente
2. Osservare
e discutere le fluttuazioni intorno allo stato di equilibrio sia nel caso in
cui i sistemi sono costituiti da un numero elevato di particelle che da un
numero piccolo.
|
N1 |
T1 |
N2 |
T2 |
TEquilibrio |
|
500 |
90 |
500 |
20 |
|
|
40 |
90 |
20 |
20 |
|
|
400 |
90 |
200 |
20 |
|
Ai
seguenti indirizzi è possibile invece indagare le leggi sui gas perfetti:
http://plabpc.csustan.edu/general/tutorials/temperature/CharlesLaw/CharlesLaw.htm
http://jersey.uoregon.edu/vlab/Piston/index.html

Figura 10
La figura 10 si riferisce ad una simulazione per lo studio delle leggi
dei gas attraverso una serie di esperimenti in cui è possibile controllare
interattivamente l'azione di un pistone esercitante una certa pressione sul gas
inserito nel contenitore. Il gas è definito da quattro variabili di stato:
temperatura, volume o densità, pressione e peso molecolare. La simulazione
consente di studiare i cambiamenti di stato del gas attraverso la costruzione
di grafici che mettono in relazione le sue variabili di stato. Ciò dovrebbe
condurre lo studente alla determinazione delle leggi generali dei gas perfetti:
Boyle eGay-Lussac.
Nel terzo esperimento si possono poi selezionare anche tre differenti
tipi di gas: cliccando opportunamente su
una delle freccette - rossa, blu o gialla - viene predisposto dal programma un
diverso peso molecolare. Inoltre è importante non superare mai le 10 atmosfere,
pena l'esplosione del sistema!
Nella prima procedura sperimentale si mantiene costante il volume e si
cambiano la pressione e la temperatura. Ad esempio si provi a posizionare sul
termometro, il mouse, spostandolo in modo che la temperatura salga fino a 400
gradi. Quindi si rilasci il mouse e si ripeta l'operazione precedente abbassando
la temperatura a 300 gradi.
Nel riquadro a destra, che rappresenta il piano T-P, vengono tracciati
pertanto due punti con le coordinate temperatura pressione precedentemente
considerate. Ripetendo per più punti tale operazione, si può visualizzare la
relazione intercorrente fra la temperatura T e la pressione P del gas a volume
costante. A questo punto ci si può chiedere la relazione matematica che il
grafico sembra suggerire e verificare la correttezza della risposta attraverso
interpolazioni o estrapolazioni sul grafico.
Nella seconda simulazione invece, mantenendo costante la temperatura si
possono ricavare le cosiddette curve isoterme del gas. In questo caso occorre
selezionare il tasto contrassegnato con l'etichetta temperatura costante e variare
opportunamente la pressione pigiando il bottone a destra nel pannello di
controllo che si trova sotto il pistone. Ad ogni clic corrisponde un
cambiamento della pressione del gas visualizzata dall'innalzamento o
dall'abbassamento del pistone. In analogia con l'esperienza precedente vengono
riportati nel grafico a destra i valori pressione-volume nel piano di Clayperon
attraverso i quali si può dedurre la nota relazione di Boyle. Il terzo
esperimento completa lo studio delle leggi dei gas ideali consentendo lo studio
della dipendenza della temperatura dal volume. Si osservi come la temperatura
di partenza sia la stessa per ciascun gas, ma poiché il cilindro resiste solo
fino a un massimo di 10 atmosfere, occorre determinare, per ciascun gas, la
massima temperatura raggiungibile senza che il cilindro si rompa.
La legge di distribuzione delle velocità delle
molecole di un gas all'equilibrio termico può essere considerata come il punto
di partenza della meccanica statistica, attraverso la quale ricondurre, con
opportuni modelli, le grandezze termodinamiche macroscopiche alla dinamica
delle particelle, considerate come un insieme statistico. Fu questo il grande
merito di Maxwell (1859) e successivamente di Boltzmann (1872) che gettarono le
fondamenta di una disciplina foriera di numerose spiegazioni e interpretazioni
in ambito termodinamico e non, per quei sistemi costituiti da un numero elevato
di particelle.

Figura 11
Questa simulazione, eseguibile presso l'IFMSA di Messina, all'indirizzo
web:http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/ita/KineticTheory/kinetictheory_ita.htm, permette di visualizzare l'approccio
all'equilibrio e la non reversibilità per un gas pesante perfetto,
modellizzabile cioè con un certo numero di sfere rigide che interagiscono
attraverso urti di tipo elastico
(fig.11)
Per poter eseguire l'applet occorre
inserire il numero delle particelle che, per motivi interni al programma, deve
essere un quadrato perfetto. Dopo aver dato il via, mentre nel riquadro a
sinistra viene visualizzato il moto caotico delle particelle, la cui dimensione
può essere raddoppiata, nella finestrina a destra, invece, viene determinata la
distribuzione delle velocità. La
linea blu rappresenta il risultato teorico per un gas ideale in condizioni di
equilibrio.[2]

Figura 12
Un aspetto interessante di questa simulazione consiste nel poter
invertire, da programma, tutto il processo rendendolo pertanto reversibile:
cliccando infatti su inverti, le molecole invertono la loro velocità ritornando
quindi nella configurazione di partenza, fatto questo che nella realtà risulta
altamente improbabile, e che sancisce quindi l'irreversibilità del fenomeno
stesso. La sessione è corredata anche da alcuni quesiti a risposta aperta.
¨
È corretto affermare che la reversibilità del
sistema dipende dal numero di collisioni per particella? Perchè?
¨
Si può dire che l'irreversibilità del sistema
sia un indicatore del caos del
sistema stesso? Perchè?
¨
Provate a variare da un minimo ad un massimo
ragionevole, il numero di particelle. Esiste una soglia nel numero di
particelle o nel numero di interazioni (urti) al di sotto del quale la
reversibilità è sempre garantita? Riuscite a spiegarne il motivo?
Un ulteriore esempio sulla distribuzione delle velocità molecolari, si
trova al sito: http://jersey.uoregon.edu/vlab/Balloon. Volendo invece introdurre lo studio di alcune trasformazioni
termodinamiche, isobare, isocore e isoterme, si consideri l'url: http://www.walter-fendt.de/ph14e/gaslaw.htm
La fig.12 si riferisce invece al noto esperimento di Joule per ricavare
l'equivalente meccanico della caloria, rintracciabile alla pagina dell'IFMSA
Web Lab: http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/ita/kim/joule/joule2_ita.htm
Per quanto concerne invece lo studio dei cicli termodinamici, nella simulazione reperibile all'indirizzo: http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/carnot/carnot.html, viene visualizzato, nel piano di Clayperon, un gas sottoposto a un ciclo di Carnot costituito da due trasformazioni isoterme e due adiabatiche. E' possibile scegliere i punti iniziali del ciclo e calcolare il rendimento della macchina. (fig.13)

Figura 13
Una semplice visualizzazione dell'interazione di una particella di
dimensioni relativamente grandi (ad esempio un granello di polvere) con
tantissime altre più piccole (quali ad esempio le molecole di un gas), è
reperibile alla seguente pagina web:http://www.phys.virginia.edu/classes/109N/more_stuff/Applets/brownian/enbrownian.html.
Si
tratta di un importante fenomeno, noto come moto browniano, dal nome del suo
scopritore Robert Brown, e risultò una delle prime prove sperimentali
dell'esistenza delle molecole e degli atomi. La sua spiegazione e corretta
interpretazione, in termini di libero cammino medio delle molecole, fu merito
del giovane Albert Einstein.
10 - Oscillazioni e onde
Lo studio dei fenomeni
oscillatori è forse uno dei più gettonati da parte dei numerosi siti,
istituzioni e università che si dedicano alla costruzione sul Web delle
simulazioni. In effetti le applet si prestano bene allo studio delle
propagazioni ondulatorie non solo da un punto di vista grafico ma anche, nel
caso delle onde acustiche, da uno specificatamente sonoro, dal momento che la
tecnologia consente proprio l'ascolto di particolari forme d'onde.
Di particolare interesse, gli esperimenti dedicati al principio di sovrapposizione, alla scomposizione dei fenomeni periodici e allo studio interattivo del teorema di Fourier. Per introdurre i fenomeni ondulatori si può ripartire dall'analisi di alcuni moti armonici come nel caso del pendolo semplice e delle oscillazioni in una molla con l'esame della legge di Hooke, entrambi reperibili alle pagine web: http://www.phy.ntnu.edu.tw/~hwang/Pendulum/Pendulum.html,

Figura 14
Una delle idee fondamentali nello studio dei fenomeni ondulatori
risiede nell'uso del principio di sovrapposizione che, nei moti armonici, può
realizzare le affascinanti figure di Lissajous, di cui riportiamo un esempio in
figura 14, tratta dal sito: http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=31
Variando opportunamente i parametri di controllo (ampiezze delle onde,
frequenze, differenza di fase) è possibile generare numerose curve che rappresentano
la visualizzazione grafica della sovrapposizione di due moti oscillatori
armonici fra loro perpendicolari. Le equazioni dei moti x = A cos w1 t e y = B cos(w2
t + d) individuano nel piano le coordinate di un punto P(x,y). Scegliendo
opportunamente i rapporti fra le frequenze (ad es. w1/w2
= 1/1) e la differenza di fase (ad es.: d = p/4) ed
eliminando il parametro temporale t, si può ricavare l'equazione cartesiana del
luogo geometrico che, nell'esempio fornito corrisponde ad una ellisse.
Altri casi riguardanti lo studio di oscillazioni libere, smorzate o
forzate con fenomeni di risonanza sono rintracciabili alle seguenti pagine web:http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/oscilaciones/libres/libres.htm
oppure
http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/oscilaciones/perturbacion/propagacion.html, http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=20.
La figura 15, all'url http://www.walter-fendt.de/ph14e/resonance.htm, si riferisce appunto allo studio del fenomeno
noto come risonanza che trova numerosi riscontri non solo in meccanica e in
acustica, ma anche in analoghi processi che coinvolgono circuiti elettrici o
sistemi atomici.
Il sistema è costituito da un pendolo a molla, libero di oscillare
verso il basso, ma sottoposto, nella sua estremità superiore, ad ulteriori
sollecitazioni di tipo armonico, dette forzate, la cui frequenza w è solitamente diversa da quella propria del
sistema w0. Premendo
il tasto reset vengono attribuiti al pendolo i parametri iniziali che ne
condizionano il moto: la costante k della molla, la massa m, la costante di
smorzamento - che rappresenta gli attriti del mezzo - e la frequenza angolare w della forza esterna.
E' possibile indagare tre differenti tipi di comportamento:
1) l'andamento
delle elongazioni dell'eccitatore e del risonatore in funzione del
tempo;
2) l'ampiezza dell'oscillazione
del risonatore in funzione della frequenza w della
forza esterna;
3) il grafico
della differenza di fase fra il risonatore e l'eccitatore, in funzione di
w.

Figura 15
Se la frequenza dell'eccitatore è molto piccola (l'estremità superiore
del dispositivo si muoverà molto lentamente) il pendolo oscillerà praticamente
sincrono con la forza esterna e quasi con la sua stessa ampiezza. In questo
caso nel grafico corrispondente si osserva che la differenza di fase è quasi
zero.
Se invece la frequenza dell'eccitatore si accorda con la frequenza
caratteristica del pendolo, le oscillazioni di quest'ultimo tenderanno ad
aumentare sempre più e si verifica quella che si chiama appunto risonanza. In
questo caso si può osservare che le oscillazioni del risonatore hanno un
ritardo di circa un quarto rispetto all'eccitatore esterno. Se poi la frequenza
w è molto elevata, il
risonatore oscillerà solo con un ampiezza molto piccola e praticamente in
opposizione di fase. Quando infine la costante che rappresenta il mezzo è molto
piccola, acquistano rilevanza gli stati
transitori e pertanto occorre aspettare del tempo per osservare i
comportamenti del sistema.
La matematica che governa questa simulazione è alquanto complicata e
mette in gioco una non semplice equazione differenziale del secondo ordine, che
praticamente traduce la seconda legge della dinamica applicata al sistema:
m d2x/dt2 + b dx/dt + kx
= Fcoswt
Il primo termine individua l'accelerazione del sistema, il secondo le
forze di attrito dissipative, supposte proporzionali alla velocità, il terzo le
forze elastiche e il quarto, a destra del segno uguale, la forza esterna di
tipo sinusoidale, dell'eccitatore.
La soluzione di questa equazione è affidata ad un corso di analisi, ma per chi ne ha già
qualche dimestichezza, suggeriamo di esaminarne i risultati, sempre online, all'indirizzo:
http://www.walter-fendt.de/ph11e/resmathengl.htm.

Figura 16
All'url: http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=32
(fig.16) è mostrata una simulazione relativa ad una perturbazione
stazionaria quale ad esempio un'onda sonora vincolata a propagarsi tra due
pareti. Le palline rappresentano le molecole dell'aria in libera oscillazione,
mentre le due aste colorate verticali sono due punti di riferimento per
l'osservazione del moto di oscillazione delle sferette in quelle vicinanze. E'
possibile regolare da programma la frequenza così come ottenere la
visualizzazione dei grafici che danno l'ampiezza della perturbazione in
funzione del tempo oppure la sua velocità o l'accelerazione: come si vede, si
tratta in entrambi i casi di una sinusoide che caratterizza il moto periodico.
Altre semplici visualizzazioni ed esempi relativi allo studio delle
onde stazionarie, longitudinali e trasversali sono reperibili nelle seguenti pagine web: http://www.surendranath.org/Applets/Waves/Lwave01/Lwave01Applet.html
http://www.surendranath.org/Applets/Waves/Twave01/Twave01Applet.html
http://www.walter-fendt.de/ph14e/stlwaves.htm
L'illustrazione del principio di sovrapposizione e di
alcuni fenomeni di interferenza, sono anche disponibili ai seguenti indirizzi:
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/waveSuperposition/waveSuperposition.html
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/waveInterference/waveInterference.html

Figura 17
La figura 17,
http://www.walter-fendt.de/ph14e/huygenspr.htm
, riporta la simulazione relativa alla propagazione di un
onda piana che passa da un mezzo ad un altro di diverso indice di rifrazione.
Il cambiamento di direzione dell'onda rifratta e riflessa è un esempio di
applicazione del principio di Huygens, attraverso il quale è possibile
ricostruire i due fronti d'onda. Sulla superficie di separazione dei due mezzi
si considerano una serie di punti che, perturbati dall'onda incidente, iniziano
ad oscillare in fase con essa diventando a loro volta sorgenti di onde
concentriche il cui inviluppo determina il fronte dell'onda rifratta e di quella
riflessa. Con questa applet è
possibile scoprire o verificare la legge di Snell.
Altri esempi riguardanti l'applicazione del principio di Huygens nel
caso delle interazioni di onde con un mezzo sono disponibili in rete alla
pagina:
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/propagation/propagation.html, oppure
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=28
Lo studio dell'interferenza alla Young con il classico esperimento
della doppia fenditura trova nel web numerosi riferimenti come ad esempio al
seguente indirizzo:
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/doubleSlit/doubleSlit.html
Infine un'analisi approfondita concernente la scomposizione di un moto
periodico attraverso il celebre teorema di Fourier, è disponibile all'url:
http://www.sc.ehu.es/sbweb/fisica/ondas/fourier/Fourier.html
11 - Elettromagnetismo e
Struttura della materia
Di sicuro impatto
didattico sono le visualizzazioni del concetto di campo elettrico, magnetico e
potenziale elettrico. In questi esempi le simulazioni possono costituire un
ausilio ed un completamento della didattica tradizionale consentendo l'esame e
l'esplorazione dei fenomeni con immagini, grafici e interazioni basate su
modelli visivi di rappresentazione.
Uno studio preliminare delle forze elettromagnetiche e delle
problematiche connesse con i concetti di carica, campo elettrico e magnetico è rintracciabile
al sito http://ippex.pppl.gov/module_3/atoms.html,
bene
organizzato e strutturato dal punto di vista della chiarezza espositiva, degli
esempi tratti dal mondo reale e dalla icasticità delle immagini e delle
animazioni.
Le figure 18-19 si riferiscono alla simulazione tratta dal laboratorio
virtuale dell'Ifmsa: http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/ita/proyecti/proyecti_ita.htm
Con essa è possibile visualizzare il concetto di campo e potenziale
elettrici per cariche puntiformi e quindi studiare gli effetti della legge di
Coulomb.
Il pannello di comando è diviso in tre sezioni: in quella di sinistra
con le opzioni Muovi, Aggiungi, Cancella è possibile spostare
col mouse una carica o aggiungerne di nuove (fino a un massimo di 10) o
eliminare quelle che non servono ai fini dell'esperienza. Invece con l'opzione Quantità di carica si stabilisce la
quantità di carica della particella che, a seconda del segno, verrà
rappresentata con un colore diverso.

Figura 18
Nella sezione centrale, l'opzione Movil consente di mettere in movimento casuale una
o più cariche, Forza invece traccia
le linee di forza dovute alle cariche sorgenti, mentre attivando il comando Intensità viene calcolato il valore del campo elettrico
in tutti i punti e gli viene assegnato un colore tra il blu (valore più basso)
ed il rosso (valore più alto). Il moto delle cariche consente una
caratterizzazione dinamica del campo nel senso che è possibile vedere bene
l'effetto di questo sulle traiettorie. Con l'opzione potenziale vengono altresì visualizzate le linee isopotenziali (nere) sovrapposte all'intensità del campo
elettrico, dovuto alle cariche presenti. Infine con animazione, dopo aver calcolato il potenziale, l'effetto che si
ottiene è la variazione ciclica dei colori.
Il pulsante Cancella ha
effetti diversi a seconda di quando viene premuto: se è in corso un'animazione,
questa viene fermata; se è stato tracciato il potenziale oppure l'intensità,
questo viene cancellato; se sul piano sono rappresentate solo cariche (ferme od
in movimento) queste vengono cancellate. Nella sezione di destra con la
funzione Psychedelia è possibile
definire diversi colori di animazione rispetto a quelli preimpostati.

Figura 19
Un'osservazione di rilievo, dovuta all'autore dell'applet, in merito al suo funzionamento, è la seguente: per
calcolare le forze tra le cariche o il potenziale, si utilizza la legge
Coulombiana che, come sappiamo, risulta corretta solo per cariche statiche. Con le cariche in moto
occorrerebbe usare la forza di Lorentz che tiene conto del contributo dovuto al
campo magnetico, che accompagna sempre una carica in movimento. D'altra parte,
essendo il magnetismo un effetto relativistico, se la velocità è bassa (come
quella attivata in questa simulazione) l'errore che si commette è molto piccolo
e quindi il contributo del campo magnetico può essere trascurato. Ai fini della
della visualizzazione dei fenomeni, quindi, non c'è differenza tra un'applet ben fatta (in senso fisico) e
quest'applet.
Una bella simulazione riguardante il moto di particelle cariche in un
campo di forze coulombiano è reperibile alla seguente indirizzo:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=16
Generalmente dopo l'introduzione dei concetti di campo e potenziale
elettrico si passa all'esame della conduzione della corrente elettrica che, in
un metallo, dà luogo alle leggi di Ohm:
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/ita/kim/resistenze/serie_ita.htm
http://www.walter-fendt.de/ph14i/ohmslaw.htm
Il concetto di capacità elettrica trova un riscontro immediato nello
studio dei processi di carica e scarica di un condensatore, ai quali fa
riferimento la seguente simulazione: http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/rc/rc.html
Un altro
esperimento di rilievo riguarda il cosiddetto effetto Joule della corrente: http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/ita/kim/joule/heat_ita.htm
Altre interessanti simulazioni concernenti i principi fisici dei
generatori di corrente, la corrente indotta, il funzionamento del motore elettrico
e lo studio dei circuiti in corrente alternata, sono rintracciabili ai seguenti
indirizzi: http://www.walter-fendt.de/ph14i/generator_i.htm
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/ita/indcur/indcur_ita.htm
http://www.walter-fendt.de/ph14e/electricmotor.htm
http://www.walter-fendt.de/ph14e/osccirc.htm
http://www.walter-fendt.de/ph14e/accircuit.htm

Figura 20
La simulazione in figura 20 si riferisce ad un circuito elettrico
oscillante LC costituito da un capacitore C ed un'induttanza L. Per attivare l'applet occorre premere prima il tasto reset in modo da caricare il
condensatore, la piastra superiore positivamente e quella inferiore
negativamente. Cliccando sul bottone start, viene prodotta nel circuito
l'oscillazione della corrente elettrica che, con il tasto pause/resume, può
essere momentaneamente interrotta e ripristinata. L'animazione può essere vista
a velocità normale o rallentata di un fattore 10 o 100. E' possibile variare i
valori della capacità - in un intervallo 100-1000 microFarad - l'induttanza -
da 1 a 10 Henry - e la resistenza interna del circuito da 0 a 1000 Ohm, così
come la differenza di potenziale della batteria.
L'animazione consente di osservare, attraverso un grafico, il flusso
del campo elettrico nel capacitore (linee in rosso) e del campo magnetico
nell'induttanza (linee in blu), così come l'intensità dei campi, attraverso la
densità delle corrispondenti linee di forza. Inoltre due frecce, evidenziano il
verso alternato di percorrenza della corrente nel circuito.
In basso a sinistra un orologio digitale fornisce il periodo
dell'oscillazione da cui è possibile ricavare il valore della frequenza w che, per la teoria, deve verificare la relazione w2 = 1/LC dove L è l'induttanza e C la capacità
del condensatore.
In basso a destra un altro tasto consente di esaminare l'andamento nel
tempo della corrente e della tensione alternate o di diagrammare il variare
dell'energia dei campi constatandone l'effettiva conservazione.

Figura 21
In figura 21, all'url:
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/emField/emField.html,
è riportata una simulazione riguardante la forza agente su una
particella carica che si muove con una certa velocità in un campo magnetico
uniforme, nota come forza di Lorentz, alla base di numerosi e interessanti
fenomeni.
In questa applet la carica
parte dall'origine di un sistema di assi cartesiani XYZ, dove lungo y agisce il
campo magnetico B (vettore blu). Si può anche variare col mouse in direzione e
ampiezza il campo elettrico E (vettore rosso). Il vettore nero sul piano X-Z
rappresenta la velocità di deriva Vd. Nella parte superiore dell'applet ci sono
delle caselle con dei numeri che possono essere modificati dall'utente per
impostare nuovi valori di E e di B oppure per variare il rapporto carica massa
q/m. E' possibile predisporre il sistema di coordinate effettuando su di esso
una traslazione (cliccando e spostando l'origine) o una rotazione, oppure
selezionare la velocità iniziale della particella.
Durante l'animazione si può osservare la traiettoria descritta nello
spazio dalla particella, in verde, mentre la curva in nero fornisce la
proiezione sul piano X-Z. Cliccando poi sulla casella in alto a destra si
possono poi salvare tutte le tracce delle traiettorie al fine di esaminare le
stesse da varie angolazioni.
La legge fisica soggiacente tale fenomeno, nota come forza di Lorentz,
si può esprimere come segue: F =m a = q (E + V X B) dove il simbolo X indica il
prodotto vettoriale dei vettori E e B. Nel caso più semplice in cui E=0, la
forza sulla particella F è perpendicolare sia alla velocità V che al campo B.
Se in più la velocità V è perpendicolare a B, la carica allora si muoverà su un
orbita circolare con un raggio ricavabile dall'equazione[3] R =mV/qB. Pertanto all'aumentare del campo B
il raggio decresce per cui, in un campo non uniforme, la traiettoria diventa
una spirale.
Un'altra utile relazione fornisce la velocità angolare w = q B/m. Che cosa succede se una particella carica si muove inizialmente in una direzione che non è perpendicolare al campo magnetico B? Per osservare che cosa accade si osservi la figura 22.
La traiettoria è in questo caso un'elica come risulta anche dalla
proiezione di tale curva sul piano X-Z dove si ottiene una circonferenza di
raggio R costante.

Figura 22
Infatti possiamo scomporre il vettore V nella direzione parallela a B e
in quella ad esso perpendicolare: il moto risultante quindi si scompone in uno
rettilineo uniforme parallelo a B e in uno circolare attorno al campo. Il modo
di avvitamento dell'elica (destrorso o sinistrorso) ci informa inoltre sul tipo
di carica elettrica negativa o positiva. E' proprio l'applicazione di questa
legge che consentì la scoperta nel 1932 del positrone nei raggi cosmici.
Anche le fasce di radiazione di Van Allen, scoperte nel 1958 dai primi
satelliti artificiali, costituiscono un altro esempio di particelle cariche,
protoni ed elettroni, che interagendo col campo magnetico della Terra, restano
in esso intrappolate in fasce comprese fra gli 800Km e i 4000Km al di sopra
della superficie terrestre.
Un'altra visualizzazione del moto di una carica elettrica in un campo
magnetico è all'url: http://www3.adnc.com/~topquark/fun/JAVA/electmag/electmag.html
Un esempio invece di propagazione di un'onda elettromagnetica si trova
all'indirizzo:
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/emWave/emWave.html
Di notevole importanza e applicazione risulta l'interazione della
radiazione elettromagnetica con gli elettroni di un metallo e l'esame
dell'effetto fotoelettrico: http://webphysics.ph.msstate.edu/jc/library/27-4/index.html
Lo studio e l'interpretazione di questo fenomeno è più direttamente
collegato con la fisica quantistica: tuttavia può essere utile parlarne dopo
aver trattato le onde elettromagnetiche per metterne in rilievo l'aspetto
corpuscolare associato ai quanti di energia o fotoni. L'effetto fotoelettrico
consiste nell'emissione di elettroni da parte di un metallo quando su di esso
viene inviata luce di particolare frequenza. Inoltre per liberare l'elettrone
dal metallo occorre che l'energia del fotone incidente sia maggiore o uguale
del cosiddetto lavoro di estrazione cioè dell'energia che lo tiene legato. Se
pensiamo alla radiazione incidente costituita da quanti o pacchetti discreti
con energia multipla di hw dove h è la costante di Planck e w è la frequenza
della radiazione, l'energia E di emissione è data dalla relazione E = hW - f, dove
f indica il lavoro di
estrazione che può variare da metallo a metallo. Se si indica con f0 la minima energia richiesta, la massima energia
di emissione sarà allora Emax = hw - f0.

Figura 23
Le applet nelle figure 23 e
24 forniscono un'idea dello schema sperimentale, costituito da un tubo a vuoto
con una placca metallica (che si può selezionare da programma) sulla quale si
fa incidere un fascio di luce monocromatica. E' possibile regolare l'energia
del fotone incidente e il cosiddetto potenziale d'arresto (fig.23) espresso da
un campo elettrico contrario al moto dell'elettrone. Per un particolare
potenziale V0 la corrente dei fotoelettroni, indicata dal
galvanometro G, subisce un repentino abbassamento il che significa che nessun
elettrone raggiunge l'estremità di destra.
In corrispondenza si ha Emax = eV0 da cui eV0
= hw -f0, dove
e è la carica dell'elettrone. Cambiando l'energia dei fotoni incidenti si
ottengono nuove coppie di valori (V0; w) che devono disporsi lungo
una retta. Il coefficiente angolare di questa è h/e da cui è possibile
ricavare, noto il valore di e=-1,6 10-19C, la costante di Planck h.

Figura 24
Nella simulazione, l'energia del fotone incidente (7 eV) è sufficiente
a scalzare un elettrone dal metallo selezionato (4.08 eV il lavoro di
estrazione) ma è ancora bassa per consentire all'elettrone di raggiungere il
collettore (erano richiesti 4 eV). Pertanto nessuna corrente, in questo caso, è
rilevata dal galvanometro G.
11 a - Ottica
geometrica e ottica fisica
Può essere proficuo, a questo punto, esaminare i vantaggi del modello
geometrico nella descrizione della propagazione rettilinea della luce. A tale
proposito risulta interessante osservare il funzionamento della camera oscura,
reperibile all'url: http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/pinHole/pinhole.html.
Nella simulazione seguente è invece possibile verificare che
l'intensità luminosa è inversamente proporzionale al quadrato della distanza
dalla sorgente: http://jersey.uoregon.edu/vlab/InverseSquare/index.html
Nell'applet in figura 25, la
sorgente di luce è rappresentata da un cerchio bianco luminoso posto su sfondo
nero mentre l'osservatore è caratterizzato da un triangolino blu che si può
spostare col mouse per posizionarlo a varie distanze dalla sorgente. Nel
riquadro a sinistra, in alto, si leggono anche dei numeri che forniscono il
valore dell'intensità luminosa, in basso a sinistra è data la distanza dalla
sorgente, mentre in basso a destra, il flusso della radiazione ovvero quanto di
essa passa attraverso una superficie unitaria.

Figura 25
Non appena si sposta il triangolino verso la sorgente (facendo però
attenzione a non avvicinarlo troppo) vengono registrati a destra nel grafico i
punti corrispondenti alle coppie distanza-flusso (d, F), per un
valore prefissato dell' intensità
luminosa. Pertanto è possibile visualizzare l'andamento del flusso in funzione
della distanza che, come si vede, corrisponde ad un ramo di iperbole. Ripetendo l'esperimento per valori diversi
dell'intensità della sorgente, si può concludere che l'irradiamento di una
superficie diminuisce con l'inverso del quadrato della distanza.
Un esperimento sulla dispersione
della luce, con l'uso di un prisma, è reperibile a: http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=13
In questa simulazione (figg.26, 27) è possibile verificare la
separazione della luce bianca nei colori fondamentali, ad opera di un prisma.
Come si vede in figura si possono approntare alcune esperienze riguardanti la
legge di rifrazione. Anzitutto si può osservare che i colori non vengono tutti
deviati alla stessa maniera cioè con lo stesso angolo emergente, mentre
l'angolo di incidenza della luce bianca è unico.

Figura 26
Precisamente l'angolo di rifrazione diminuisce dal rosso al violetto il
che sta a significare che l'indice di rifrazione dipende, oltre che dalla
natura dei due mezzi interessati, anche dalla lunghezza d'onda o dalla
frequenza della luce incidente, secondo la legge di Snell: sen i /sen r = n(l) dove n sta ad indicare l'indice di rifrazione del mezzo.
Per effettuare tale verifica sono disponibili nella simulazione alcuni strumenti
manovrabili col mouse: due crocette che vanno posizionate sulle superfici del
prisma virtuale per misurare, rispetto alle normali, gli angoli di incidenza e di rifrazione ed un goniometro
caratterizzato da tre asticelle numerate agli estremi 1-2-3 che, sovrapposte
agli angoli individuati dalle crocette, consentono di ottenere la misura
dell'ampiezza degli angoli nel riquadro in basso a sinistra. Nella figura 26 è
riportato un menù di aiuto che fornisce alcuni chiarimenti sull'esperienza.
Vogliamo infine osservare che a differenza dell'esperienza reale, è
possibile qui misurare l'indice di rifrazione del prisma n, a partire dalla
misura dell'angolo di incidenza del raggio sulla prima faccia e dell'angolo di
rifrazione sempre sulla prima faccia, la cui determinazione con un prisma reale
è praticamente impossibile. Per un prisma reale si considera l'angolo
cosiddetto di emergenza e del
raggio uscente dalla seconda faccia e l'angolo di deviazione d del secondo fascio rispetto al primo. La geometria della
figura fornisce infatti l'utile relazione d = i + e - a dove a è
l'apertura del prisma.

Figura 27
Alcune simulazioni sullo studio delle leggi relative alle lenti sottili
si trovano a:
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=38
http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/Lens/lens_e.html
Altri esperimenti riguardanti l'utilizzo del principio di Fermat nel
ricavare la legge di Snell della rifrazione, sono reperibili online ai seguenti indirizzi: http://ww2.unime.it/dipart/i_fismed/wbt/mirror/ntnujava/refraction/refraction.html
http://www.explorelearning.com/index.cfm?method=cResource.dspDetail&ResourceID=22
12. - Luce Virtuale
La SISSA in collaborazione con Pianeta Scuola di Edumond editori
associati, ha allestito Luce Virtuale, una proposta
didattica di laboratorio interattivo di fisica, la cui home page è
all'indirizzo http://lucevirtuale.net (fig. 28).
Si tratta indubbiamente di una iniziativa assai
degna di nota e significativa nel panorama dell'editoria elettronica italiana,
non solo perché dedicata ad un argomento di grande rilevanza e attualità
scientifica e pratica, ma anche per l'elevata qualità stessa del sito, la sua
ottima organizzazione ipertestuale con la possibilità di scandire l'ampia
tematica della luce attraverso numerosi esperimenti, letture e approfondimenti,
da condividere anche in un forum di discussione.

Figura 28
I
principali filoni d'indagine sono così suddivisi: la luce nella fisica
classica, la luce nella meccanica quantistica e gli esperimenti con i fotoni.
Pertanto mentre nel primo lo studio si focalizza sulle onde elettromagnetiche e
sulle loro proprietà nell'ambito della teoria classica di Maxwell, nel secondo
viene meglio messo in evidenza il dualismo onda-particella analizzato dalla più
recente teoria quantistica. Nell'ultima sessione, a riprova che il dibattito
sulla natura della luce è ancora aperto, vengono presentati alcuni moderni
esperimenti di interferenza con i fotoni, attraverso i quali sembra emergere un
modello quantistico della luce di tipo corpuscolare: sarebbe solo a livello
macroscopico che i fotoni, nel loro insieme, simulerebbero il comportamento di
un'onda.
Ogni
modulo è corredato da numerose animazioni opportunamente selezionate dai
numerosi siti di fisica diffusi nel Web, tutte accompagnate da una breve scheda
di presentazione. L'elevato livello di interattività e di sperimentazione delle
applet, ottenuto il più delle volte con la tecnologia Shockwave, consente da
parte dell'utente una immediata applicazione dei concetti precedentemente
studiati cui si aggiungerà, quando il sito sarà ultimato, la possibilità di
svolgere una personale autovalutazione usando apposite pagine di test ed
esercizi.
Come
già detto, il sito rappresenta una novità degna di nota per la didattica della
fisica e delle scienze in Italia, meritando grande attenzione da parte di tutti
coloro che operano nel mondo della scuola e della divulgazione scientifica:
risulta difatti assai variegata la possibilità di ritagliare percorsi formativi
di diverso livello concettuale, attraverso ricerche, collegamenti e
sperimentazioni, da affiancare all'usuale utilizzo del libro di testo e del
laboratorio reale.
13 -
Le Particelle elementari
Un
corso completo di fisica moderna di base rivolto allo studio del mondo delle
particelle elementari e alla principale chiave d'interpretazione dello stesso,
il cosiddetto modello standard, è reperibile alla seguente pagina web: http://particleadventure.org,
l'Avventura delle Particelle, progetto sviluppato
da rinomati centri e istituzioni di Ricerca quali il FermiLab e il
Cern di Ginevra. Il sito, nel presentare il Modello Standard delle particelle e
delle forze fondamentali, evidenzia tre importanti punti di vista della fisica:
la teoria, le conferme sperimentali e i relativi problemi aperti e
ancora insoluti.
La
versione italiana di questo prodotto multimediale è stata realizzata
dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: http://www.infn.it/multimedia/particle/.
Come si può vedere dall'esame della mappa del sito (figg.29, 30), sono possibili tre diversi percorsi tematici: il primo, più teorico, prende in esame lo studio delle particelle dal punto di vista delle interazioni fondamentali che le governano: elettromagnetica, elettrodebole, nucleare e gravitazionale, anche se per quest'ultima esistono ancora delle difficoltà sperimentali a farla rientrare in un quadro interpretativo unitario. Il secondo invece presenta un excursus attraverso i principali fatti ed esperimenti che hanno portato alla costituzione del modello Standard, il terzo infine imposta il discorso da un punto di vista più specificatamente storico e, partendo dalla nascita della meccanica quantistica, introduce il lettore alla scoperta delle leggi che controllano il mondo della materia e dei principali problemi irrisolti, da inquadrare ancora in un esauriente schema interpretativo. L'ipertesto comprende un glossario con numerosi voci e termini che lo studente può consultare in caso di necessità durante la navigazione, così come un elenco esplicativo delle principali unità di misura adottate nelle spiegazioni.

Figura 29
Esiste inoltre la possibilità di orientare il proprio percorso, qualora ci si disperda, e fare il punto della situazione durante la navigazione in rete. Sono anche presenti numerosi test e domande presentate in un linguaggio semplice e colloquiale per saggiare il livello delle conoscenze raggiunte.
Questo sito rappresenta un'utile e interessante risorsa che ha il
pregio di una presentazione coinvolgente e accattivante, con disegni, tavole e
grafici ben fatti, accattivanti e di
sicuro impatto didattico, adatti a consentire all'insegnante la costruzione di
opportuni percorsi per i propri studenti.
Sul piano della divulgazione il progetto costituisce un esempio di
chiarezza ed allo stesso tempo di profondità esplicativa su argomenti non del
tutto semplici e immediati. Tuttavia l'assenza di esperimenti virtuali fa
diminuire, a mio avviso, quella possibilità di interagire direttamente con gli
oggetti conoscitivi che caratterizza e contraddistingue la consultazione
online, rispetto alla consueta fruizione libresca.
Da un punto di vista più specificatamente
interattivo e sperimentale, una possibile integrazione degli argomenti
precedentemente illustrati, è consentita collegandosi al sito http://www.onscreen-sci.com/

Figura 30
Con il programma OnScreen
Particle Physics è possibile infatti
simulare il funzionamento di una camera a bolle, apparecchio col quale vengono
rilevate le particelle elementari utilizzate nello studio delle proprietà della
materia.
Questo software è principalmente dedicato a tutti quegli insegnanti che
vogliono introdurre nelle loro classi lo studio della fisica moderna e
soprattutto intendono far vedere concretamente come procede la ricerca di base
sulle particelle elementari. Le simulazioni presentano questa branca della
fisica con una serie di attività accessibili a studenti di ogni livello e senza
l'uso di una matematica particolarmente avanzata.
Il nucleo del programma risiede nel dispositivo di rilevazione delle
particelle, che appare sullo schermo del computer come una scatola
tridimensionale. In essa l'utente può selezionare gli eventi connessi con il
decadimento delle particelle, generato in modo random come nei veri esperimenti e visualizzato, nella camera di
rivelazione, con la traccia che le particelle cariche lasciano a causa della
loro interazione con un campo magnetico.
Per distinguere fra loro le particelle, la traccia di queste è
presentata con colori diversi, inoltre l'utente può ruotare la camera di
rivelazione per esaminare ciò che accade da prospettive diverse, attivando se
necessario un replay degli eventi: in
tal modo si ottiene una efficace rappresentazione degli esperimenti sia
rispetto allo spazio che al tempo.

Figura 31
L'utente può gestire numerosi parametri di controllo quali l'energia
della particella che deve essere iniettata nel dispositivo, la dimensione di
questo, l'intensità del campo magnetico. Altri strumenti consentono una sorta
di registrazione elettronica delle misure, in analogia con il lavoro svolto
realmente dai fisici, al fine di eseguire perfette simulazioni riguardanti
l'identificazione e la rivelazione della massa e del tempo di vita medio delle
particelle.
Il programma cerca naturalmente di sviluppare e incentivare la
curiosità e l'intuizione degli studenti anche attraverso situazioni di gioco
come ad esempio la simulazione del moto di una particella carica in un campo magnetico con l'uso di uno
speciale dispositivo chiamato Trackmaker.
Gli eventi ritenuti interessanti possono essere salvati su disco per
essere in seguito stampati e analizzati, fatto questo che consente tra l'altro
ai docenti di comprendere il livello delle conoscenze raggiunte dagli allievi.
Questo software è stato sviluppato nell'ambito del progetto InSIGHT, dal centro Harvard-Smithsonian per l'astrofisica sotto il patrocinio della National Foundation Science, al fine di introdurre gli studenti delle scuole superiori alle problematiche connesse con il mondo delle particelle elementari. E' disponibile anche una versione demo del programma che si può scaricare dallo stesso sito.
In figura 31 è mostrato l'evento relativo alla rilevazione di un pione
neutro non direttamente rilevabile. Il pione però decade in due fotoni la cui
successiva annichilazione produce una coppia elettrone-positrone, particelle
queste ultime che, essendo cariche possono essere rilevate nella camera a
nebbia. In questa il campo magnetico genera una forza che fa curvare le due
particelle: l'elettrone in senso orario (mostrato in rosso) e la sua
antiparticella (indicata in giallo) in
senso antiorario.
Con un particolare dispositivo si può
proiettare un evento nel piano perpendicolare al campo magnetico: ad esempio un
pione che entra da sinistra e decade in un muone e in un elettrone. Dal calcolo
dell'energia e del momento della quantità di moto caratteristici di questo
processo, si deduce che devono esserci anche dei neutrini. Un nastro di misura
interattivo consente allora di ricavare la traccia del muone: infatti dalla
conoscenza del raggio di curvatura si può risalire, attraverso una semplice
relazione matematica rintracciabile in un apposita finestra-memo, al momento
della quantità di moto della particella in esame e quindi alla sua
identificazione.