1.1
LA RETE : un po' di storia
Sono ormai
trascorsi quarant'anni da quando l'Advanced
Research Project Agency, del Dipartimento Americano della Difesa,
commissionò la realizzazione di un sistema informatizzato fra computer, in
grado di funzionare anche in caso di guerra nucleare.
In
seguito venne messo a punto un sistema di inoltro di messaggi basato sulla
tecnologia a commutazione di pacchetto: è il Transfer Control Protocol
(TCP) che parcellizza i dati in partenza secondo un proprio numero ed
indirizzo ricomponendoli una volta giunti a destinazione. (fig. 1)
Negli
anni settanta presso l'Università della California a Los Angeles nasce ARPAnet la prima rete fra computer che
collega quattro università degli USA. Da questo momento in poi un numero crescente
di centri di ricerca si connette in rete per cui è necessario definire un
linguaggio comune per lo scambio di informazioni: nasce il Transfer Control Protocol/Internet Protocol
TCP/IP che diventerà la lingua ufficiale di Internet.
Nel
1982 il protocollo TCP/IP viene svincolato da segreto militare e reso di
dominio pubblico e fanno la loro comparsa i primi fornitori di accesso alla
rete o Internet Service Provider
(ISP). Infine, lo sviluppo crescente di un'utenza non specialistica e dalle
esigenze più disparate stimola lo sviluppo di interfacce grafiche finalizzate
ad un più fruibile scambio di informazioni: nel 1992 Tim Berners Lee sviluppa
il World Wide Web e di lì a poco
fanno la loro comparsa i browser applicazioni dedicate alla consultazione dei
documenti in rete. Nel 1995 inizia la fase commerciale della rete, oggi nel
pieno della sua evoluzione.
1.2
Internet
Il complesso sistema di collegamenti
che dà origine alla rete Internet è costituito, nella sua struttura principale,
da una serie di computer principali o nodi di interscambio, connessi 24 ore su
24 da linee dedicate ad alta velocità. A questi accedono i cosiddetti server di
Rete o host che, ospitando informazioni e servizi, provvedono a immettere
l'utenza nel flusso informativo mondiale attraverso le

Figura 1
usuali
linee telefoniche o, da qualche anno a questa parte, tramite le più rapide
fibre ottiche e trasmissioni satellitari.
Per
entrare a far parte di Internet e comunicare liberamente con un qualunque altro
computer connesso alla rete (fig. 2) sono necessari un personal computer, una
normale linea telefonica e un dispositivo chiamato modem che consente di
trasmettere e ricevere le informazioni sulle linee telefoniche. Fino a qualche
anno fa occorreva anche stipulare un abbonamento con il fornitore di accesso o
Provider cosa che contribuiva ad aumentare le spese rese già cospicue dal
canone telefonico. Fortunatamente il crescente svilupparsi del WEB ha favorito
lo sviluppo di gruppi commerciali che oggi hanno reso gratuito l'accesso
sviluppando però in rete numerose forme pubblicitarie.
Per
raggiungere un computer host e accedere alle risorse ivi contenute è necessario
conoscerne l'indirizzo elettronico che scriveremo nell'apposita casella
predisposta dal programma browser utilizzato.
Il
cosiddetto IP ADDRESS è costituito da una serie di numeri separati da punti che
specificano l'identificativo della rete nazionale, della sottorete primaria ed
eventualmente secondaria e il numero identificativo del computer locale.

Figura 2
Una
codifica più semplice per l'utenza è fornita dai cosiddetti domini (DNS ADDRESS) che sono più facili
da ricordare perché composti da lettere e non da numeri (tabella 1). Il nome degli host (hostname) va decodificato
da destra a sinistra: la parte destra riguarda il tipo di organizzazione (se si
hanno tre lettere) oppure la localizzazione geografica (due lettere), al centro
si legge il nome della società mentre a destra della zona possono essere
indicate una o più directory ospitanti una determinata risorsa. (fig. 3).
1.3 Le
Risorse di Rete
Il primo e più
conosciuto esempio di utilizzo del network
è la posta elettronica o e-mail
con la
possibilità di spedire in tempo reale documenti
e materiale audiovideo con file allegati ai messaggi (attachment). In
questo ambito una notevole opportunità è fornita dalle cosiddette Mailing list e dai Newsgroup questi ultimi veri e propri gruppi di
discussione. Qui viene predisposta una sorta di bacheca elettronica dove è
possibile esporre i propri messaggi o attingere quelli degli altri iscritti: si
tratta di una rete a sé stante nota come Usenet.
Un altro spazio di discussione molto frequentato è l'Internet Relay Chat (IRC) simile a una stazione radiofonica attiva 24 ore su 24
dove è possibile interagire in diretta con altri interlocutori digitanto sul
proprio computer il messaggio.
|
Tabella
1. Principali Plug-in |
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AUDIO/VIDEO |
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Suffisso |
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AIFF Audio |
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.aif |
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Audio/wav |
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.wav |
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Audio/aiff |
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.aiff |
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|
Audio/midi |
Audio/x-midi |
.mid |
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MPEG Audio |
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.mpeg, |
.mpg |
|
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Video/x-mpeg |
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.mpeg |
.mpg |
|
|
MPEG
Video |
|
.mpeg |
.mpg |
.mpe .mov |
|
Quicktime Video |
|
.mov |
|
|
|
Tabella
2. Principali Motori di Ricerca |
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AltaVista |
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|
Yahoo! |
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|
Excite |
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|
Virgilio |
||
|
HotBot |
||
|
Galaxy |
||
|
Infoseek |
||
|
Web Crawler |
||
|
Lycos |
||

Figura 3
Un
altro servizio è Telnet che, tramite
Internet, consente di effettuare il login
con un computer remoto per accedere ad archivi o grandi banche dati
altrimenti non consultabili.
Di
recente acquisizione sono i servizi di Internet
Phone e Internet Video Conferencing per effettuare
telefonate e videoconferenze in Rete. Il messaggio, acquisito con telecamera e
microfono, formato da file sonoro e/o immagine, viene trasmesso e ricevuto in
tempo reale con un apposito software: il vantaggio è che il tutto avviene al
costo di una telefonata locale.
Ma il
vero tesoro di Internet è costituito dalle migliaia di programmi scaricabili
direttamente dal Web molti dei quali
consentono un più funzionale accesso e utilizzo delle risorse stesse.
Attraverso l'operazione di copia dei file, detta download, è possibile lavorare
con i programmi freeware, donati gratuitamente dall'autore e quelli shareware,
disponibili pagando all'autore una modica ricompensa.
Generalmente
con un modem dalla velocità di 28000 bps (byte per secondo) e una linea
telefonica convenzionale, sono necessari circa 5 minuti per trasferire 1 MB
(megabyte) di informazioni. Quando un file richiede un tempo di scaricamento superiore,
di solito conviene comprimerlo usando un apposito software (Winzip): si parla
in tal caso di file zippato o unzippato quando decomprimendo lo si
riporta all'estensione di partenza.
Un altro modo di ottimizzare i tempi di
connessione consiste nell'utilizzare una fascia oraria poco congestionata e
verificare se il gruppo di file in uso non sia presente in altri computer host
più vicini al nostro: ci si collega in questo caso ai cosiddetti mirror site veri e propri nodi
gemelli sparsi nel mondo per alleggerire il carico di lavoro dell'host
originario.
1.4 Il World Wide Web WWW
Il World Wide
Web, l'interfaccia grafica ideata nel 1989 da Tim Berners-Lee, è il vero
distintivo di Internet ma per poterne sfruttare in pieno i contenuti e le potenzialità
multimediali è necessario avere a disposizione un particolare software (browser
o sfogliatore) che consente la navigazione ovvero la ricerca e la riproduzione
video delle pagine web.
Ne
esistono tipi diversi ma i più conosciuti sono sicuramente Internet Explorer di
Microsoft e Netscape di Sun MicroSystem e possono essere scaricati direttamente
dalla Rete ai siti di pertinenza oppure si trovano sui CD allegati alla maggior
parte delle riviste, non necessariamente di informatica.
Per
accedere al WEB occorre digitare, dopo aver effettuato la connessione
(solitamente tramite lo stesso browser), l'indirizzo del computer host che
costituisce il cosiddetto sito dove
risiedono le risorse e i collegamenti link. Il sistema
standardizzato per la gestione degli indirizzi prevede la compilazione della
cosiddetta URL (Uniform Resource
Locator) che risulta divisa in tre parti: protocollo://www.nomehost/directory/file
la
prima parola (protocollo) indica il tipo di gestione della risorsa che nella
Rete è l'http (hypertext transfer protocol); la seconda il
contenitore della stessa ovvero il computer
host e la
terza la directory e il file
specifico.
Data
l'enorme quantità dei siti e quindi degli indirizzi disponibili sul Web, i
provider consentono alcuni collegamenti preferenziali verso particolari server dove è possibile utilizzare
specifici software di ricerca delle risorse: i cosiddetti motori di ricerca.
Una volta
individuato un indirizzo utile è bene registrarlo in una apposita cartella
detta bookmark o segnalibro che l'utente può organizzare per categorie di
interesse.
Tutti i documenti in rete sono di tipo ipertestuale: è
possibile cioè leggere il testo in modo non sequenziale passando da un punto
all'altro dello stesso o di un altro attraverso l'uso di particolari parole
chiave evidenziate. Il linguaggio
ipertestuale con cui sono realizzate le pagine Web, è l'HTML (hyperText Markup Language): oggi però
sono in commercio numerosi software che consentono una realizzazione abbastanza
semplice di pagine Web senza passare attraverso l'uso specifico dell'HTML.
1.5
La Navigazione
Per accedere alle
pagine WEB si utilizzano i cosiddetti Navigatori, programmi ad interfaccia
grafica detti anche browser o sfogliatori.
I
browser più diffusi sono Netscape Navigator ed Internet Explorer della
Microsoft: per poter utilizzare la rete nel pieno delle sue potenzialità
multimediali con video, suoni, animazioni interattive o altro, occorre però
accertarsi della presenza di particolari programmi detti plug-in o di specifici software di utilità.
Nello
studio delle materie scientifiche le applicazioni multimediali di maggior interesse sono i cosidetti applet attraverso i quali è possibile condurre
esperimenti on-line di tipo virtuale di
notevole impatto didattico.
La
maggioranza di questi sono realizzati con Java
e/o JavaScript, linguaggi nei quali
prevale un particolare tipo di programmazione detta ad oggetti (objected-oriented). I plug-in inventati
da Netscape possono essere utilizzati anche da Internet-Explorer che però ne ha
anche dei suoi chiamati ActiveX Controls. Per individuare il tipo di documento
multimediale basta esaminare il suffisso che accompagna il nome specifico del
file: .wav, .aiff e .mid sono sonori, .mpg .mpeg, mpe e .mov sono filmati,
.gif, .jpeg o .jpg sono immagini. (tab. 1)
Per
quanto riguarda invece i software di utilità ricordiamo i seguenti:
Winzip (Windows) per compattare o decompattare
i file :http://www.winzip.com
Stuffit Expander e
DropStuff (Windows
e MacIntosh) : http://aladdinsys.com
Acrobat Reader (Windows e MacIntosh)
per scrivere o leggere i documenti elettronici in formato PDF: http://www.adobe.com
Quick Time (Windows e MacIntosh ) per riprodurre suoni,
filmati e immagini anche di realtà virtuale (Quick Time VR) http://www.quicktime.apple.com
Shockwave (Windows e MacIntosh)
per utilizzare appieno il multimediale (video-audio-applet) http://www.macromedia.com/shockwave
1.6
I Motori di Ricerca
Come abbiamo già
detto, la ricerca di documenti specifici può risultare alquanto lunga e
complessa soprattutto quando non conosciamo gli opportuni indirizzi di
riferimento. Per questo motivo sono stati approntati siti con particolari
programmi detti motori di
ricerca: si
tratta di computer host dedicati alla catalogazione/archiviazione continua
delle risorse di rete organizzate per categoria: divertimento, cultura
generale, scienze, acquisti e quant'altro, (tab. 2).
La
pagina principale (home page) d'ingresso del sito
di ricerca riporta uno spazio per introdurre la voce in forma semplice o
complessa. Quando si immette la voce di riferimento occorre fare molta
attenzione: una eccessiva genericità sortirà lo spiacevole effetto di un eccessivo numero di documenti reperiti.
Pertanto spesso sarà opportuno avviare opzioni di ricerca avanzate:
1.
frasi e parole composte che debbano essere ricercate come
tali, vanno comprese fra virgolette;
2.
l'uso di operatori logici (and, or,) consente di ricercare
due o più parole
nella stessa
pagina ma non necessariamente vicine o nello stesso ordine.
In ogni
caso solo attraverso la visita delle pagine selezionate dal motore, sarà possibile rendersi conto se
i documenti in elenco sono davvero utili ai nostri fini oppure no: è questo il
motivo per cui i tempi di ricerca sono spesso elevati e conseguentemente
costosi.
1.7
Lo scaricamento dei siti
La ricchezza e la
varietà dei siti che visiteremo è spesso inversamente proporzionale al tempo
necessario per esplorarli. E il tempo come ben sappiamo è denaro. Anche in
questo caso la stessa rete ci viene in soccorso: esistono infatti dei software
che consentono di scaricare interi siti il cui contenuto sarà visionato
successivamente in tutta tranquillità off-line cioè senza essere
telefonicamente collegati. La soluzione è Teleport di cui è possibile fare
download all'indirizzo http://www.tenmax.com. Una volta scaricato e
installato il suo uso è alquanto semplice e immediato e consentirà di creare
una copia navigabile di un sito Web in esame, sul proprio disco rigido. E'
anche possibile fare una selezione di ciò che si vuole salvare ad esempio solo
testo, testo e grafica, testo grafica e suoni e così via. Teleport consente anche di interrompere momentaneamente o
definitivamente l'operazione di scaricamento qualora lo desiderassimo.
1.8
Fidarsi è bene ma…: gli
Antivirus
Navigare nel Web
porta, presto o tardi, a scaricare siti e vari programmi di utilità: se da un
lato è vero che i siti che esploreremo sono gestiti da istituzioni serie e
organizzazioni di ricerca dall'altro i sabotatori informatici potrebbero essere
in agguato. E' buona norma allora proteggere il proprio computer e quindi le
nostre ore di lavoro, con un antivirus
aggiornato. I cosiddetti virus non sono altro che programmi che a nostra
insaputa si nascondono in file spediti attraverso la rete come allegati nella
posta elettronica o residenti in altri programmi prelevabili da Internet. Gli
Antivirus sono, per così dire, i corrispondenti antidoti di cui è bene munirsi
per evitare che il nostro sistema informatico subisca danni a volte
irreparabili. Riportiamo un paio di indirizzi delle case produttrici di
antivirus più accreditate: Mcafee: http://www.mcafee.com, Norton: http://www.norton.com.
Una
volta installato l'antivirus, sarà però buona norma provvedere ogni tre mesi al
suo aggiornamento perché anche i virus informatici sono soggetti ad evoluzioni
e mutazioni informatiche.
1.9
Se la lingua è un problema
Da quanto detto
fino ad ora sarà risultato ben chiaro che la lingua ufficiale della rete è
l'inglese. Anche se la conoscenza di almeno una lingua dovrebbe essere ormai un
fatto acquisito da tutti e in modo particolare dagli insegnanti, sappiamo però
che la realtà è un'altra per cui spesso si rende necessario l'uso di un aiuto o
quantomeno di un vocabolario online. Anche se esistono numerosi traduttori
automatici, questi non sono del tutto esenti da errori, a volte pure di un
certo rilievo: pertanto se siete padroni di un minimo di conoscenza della
lingua inglese è meglio usare un buon dizionario. In rete è disponibile Babylon, un programma che consente di
determinare il significato di parole (dall'inglese o da altre lingue) o
espressioni idiomatiche di vario tipo trovate in rete o in altri applicazioni
Windows:http://babylon.contrib.com/ita/download/index.html
1.10
Uno sguardo a Office 2000
prima di cominciare
Prima di
cominciare la presentazione dei siti di interesse per la didattica della
fisica, riteniamo opportuno dare un breve cenno delle principali presentazioni
multimediali del pacchetto Office 2000 di Windows, attraverso le quali non sarà
difficile costruire delle pagine Web personali per utilizzare quindi Internet
non solo come fruitori ma anche come attivi sviluppatori di risorse.
Uno dei
programmi di videoscrittura più usati al mondo è Word che consente un uso
davvero organizzato e intelligente non solo del testo ma anche di immagini,
file audio e video, integrandosi a meraviglia con altri software del pacchetto
Office, consentendo tra l'altro la realizzazione di documenti multimediali
semplici ma d'effetto. Inoltre è anche possibile salvare quanto creato in un
file in formato HTML per inserire il testo nel Web.
Di
maggiore effetto e incisività risulta l'applicazione PowerPoint: con essa è
possibile strutturare e preparare una vera e propria presentazione multimediale
costituita da una serie di diapositive
dando al testo una maggiore dinamicità, ad esempio con entrate ad effetto
dall'alto, dal basso, in diagonale o altro che possa calamitare l'attenzione
degli spettatori.
Inoltre
è possibile predisporre una serie di bottoni
azione per realizzare i salti
sintattici caratteristici di un documento multimediale. L'ampia
disponibilità di modelli precostituiti, ove inserire il testo e le immagini, fa
poi di questo pacchetto uno strumento dall'uso semplice e divertente per tutti.
Tuttavia
se vogliamo che le nostre pagine Web acquistino davvero professionalità la
soluzione finale è data da FrontPage sempre
del pacchetto Office 2000 della Microsoft. Anche qui è possibile scegliere
delle Creazioni guidate attraverso le quali arredare il vostro
sito Web con un certo numero di pagine riguardanti magari il vostro lavoro e
l'attività didattica. In questo caso la pagina presenta già un tema con uno sfondo,
il tipo e la forma dei pulsanti delle navigazione. Una volta predisposti i
testi e le immagini con i relativi link è possibile avere un'anteprima della
pubblicazione sul Web per avere un'idea precisa di ciò che si vedrà in rete ed
effettuare le correzioni di rito. La possibilità di costruire facilmente una o
più pagine Web, senza conoscere un linguaggio specifico di programmazione, è
una notevole opportunità per comunicare le nostre ricerche didattiche e per
stimolare i ragazzi a diventare dei soggetti attivi nel mondo che cambia.
Dall’inizio dell’universo e dell’evoluzione della vita
sulla Terra il ritmo di sviluppo è andato sempre più accelerando: se
immaginiamo di comprimere l’intera vita dell’universo in un arco di 24 ore, la
giornata ha inizio alla mezzanotte con il Big Bang, il sistema solare prende
forma solo nel tardo pomeriggio e fino a pochi secondi dalla mezzanotte vagano
ancora sulla Terra i dinosuauri. In
altri termini la moderna epoca industriale occupa solo l’ultimo millesimo di
secondo.
Ma è
proprio in questo ultimo millesimo di secondo che i cambiamenti si susseguono
in modo sempre più rapido, fino al più grande balzo evolutivo compiuto
dall’umanità attraverso una rete di comunicazione in continua espansione[1]:
quanto più ampia diventa la rete, tanto più il mondo si rimpicciolisce
rapidamente.
Tra
tutti i cambiamenti che le ICT (Information
& Communication Technology) determinano nella vita degli uomini il più
rilevante è il dono dell’ubiquità realizzato non nell’universo fisico, ma nel
cyberspazio, la rimozione dei vincoli di spazio e di tempo: la crescita
straordinaria della potenza e della
velocità di elaborazione dei microcircuiti abbatte instancabilmente i tempi
necessari per realizzare operazioni sempre più complesse. Internet e la
crescita delle capacità di trasmissione dell’informazione sulle reti ci
consentono, giorno dopo giorno, di annullare le distanze e di sentirci vicini a
qualunque essere umano posto in qualsiasi angolo del globo, con cui possiamo
parlare, lavorare o giocare come se fossimo nella stessa stanza.
La
novità degli ultimi anni è la penetrazione di Internet in tutto il mondo
sviluppato: in America e in Scandinavia oltre il 50% della popolazione ha
accesso alla rete e se l’Unione europea è più indietro, si sta comunque
attrezzando per garantire al più presto l’accesso ad Internet al 75% della
popolazione. Perfino nelle più remote isole del Pacifico o nel cuore
dell’Amazzonia cominciano a vedersi computer per navigare in Internet, per fare
acquisti online e per tenersi informati.
Le
mappe dei cyberspazi – cybermappe –
ci aiutano a visualizzare i nuovi paesaggi digitali e ci accompagnano nella
navigazione nei territori elettronici di Internet, del World-Wide Web e di
altri cyberspazi; lo sviluppo della presenza sulla rete è immediatamente
rilevabile dal confronto del “censimento” della presenza su Internet del 1991 e
della situazione delle connessioni nel 1997 [2].
Accanto a un aumento vertiginoso e inarrestabile di informazioni registriamo l’aumento altrettanto massiccio della popolazione che abita il pianeta: eravamo poco più di 1 miliardo e mezzo all’inizio del secolo breve e ora siamo più di sei miliardi di individui che potenzialmente possono con grande semplicità mettersi in contatto tra loro da un capo all’altro del mondo in una sorta di dialogo planetario. Le telecomunicazioni oggi, come afferma Levy, estendono veramente da un capo all’altro del mondo le possibilità di contatto amichevole, di transazioni contrattuali, di trasmissione dei saperi, di scambio di conoscenze e di scoperta pacifica delle differenze.
Una
vera rivoluzione insomma, una “terza ondata” del progresso umano come a volte
la si definisce, pensando che la rivoluzione nel campo delle telecomunicazioni
segue la rivoluzione agricola (“prima ondata”) e la rivoluzione industriale
(“seconda ondata”); oppure una nuova era, l’era
della post-informazione, dopo quella industriale e quella post-industriale
o dell’informazione[3],
un’era digitale che supera i limiti della geografia e riduce sempre più la
dipendenza dall’essere in un determinato posto in un dato momento.
O
ancora, per riprendere la metafora biblica usata da Levy, un secondo diluvio, il diluvio delle
informazioni, destinato a non placarsi:
Il secondo diluvio non avrà
fine. Non c’è alcun fondo solido sotto l’oceano delle informazioni. Dobbiamo
accettarlo come nostra nuova condizione. Ai nostri bambini insegneremo a
nuotare, a stare a galla e forse a navigare. Quando Noè, vale a dire ognuno di
noi, guarda attraverso l’oblò della sua arca, vede altre arche, a perdita
d’occhio, sull’oceano mosso della
comunicazione digitale. E ognuna di queste arche contiene una selezione
differente. Ognuna vuole salvare la diversità. Ognuna vuole trasmettere
qualcosa.
E per
richiamare un’ulteriore espressione che rimarca l’idea di un passaggio
rivoluzionario, possiamo dire con Simone[4]
che siamo entrati nella terza fase
dopo le prime due rivoluzioni cognitive della storia: la scoperta della
scrittura e la nascita della stampa; una terza
fase che, oltre al moltiplicarsi dei luoghi di produzione delle conoscenze,
è caratterizzata da un lato dall’aumento esponenziale delle conoscenze di cui
possiamo o dobbiamo far uso, dall’altro da un aumento altrettanto significativo
delle pre-conoscenze necessarie.
Anche
un’altra metafora viene usata per suggerire l’idea della portata rivoluzionaria
del fenomeno Internet, il cosiddetto terremoto
Net[5],
un terremoto culturale ed esistenziale, non un terremoto istantaneo che squassa
ogni cosa e poi si arresta, bensì uno scuotimento prolungato, di grande
intensità e di lunga durata, in relazione al quale neppure gli addetti ai
lavori sono in grado di prevedere
possibili esiti e conseguenze nel
medio e più lungo periodo.
In altri termini, infatti,
della rivoluzione Internet - come afferma il sociologo spagnolo Manuel Castells[6]
- abbiamo visto soltanto il prologo: la vera grande trasformazione
socio-economica sta per arrivare e ci investirà nei prossimi dieci anni. Se gli
anni Novanta sono stati la fase della diffusione delle nuove tecnologie, il
periodo 2000-2010 vedrà un cambiamento economico-sociale su larga scala.
Universo digitale,
virtuale, multimedia, ipermedia, interattività, navigare sulle reti nell’oceano
della comunicazione digitale, percorrere le superautostrade dell’informazione:
il vero elemento distintivo della nostra epoca è l’estensione delle nuove reti
comunicative; il cyberspazio cresce in maniera esponenziale, allo stesso ritmo
esponenziale i computer entrano nella nostra vita quotidiana, “le
telecomunicazioni comportano un nuovo diluvio a causa del carattere caotico ed
esplosivo della loro crescita”[7]
con conseguenze di immensa portata per le nuove comunità elettroniche. La
crescita del cyberspazio è il risultato di una sperimentazione collettiva di
forme di comunicazione alternativa a quelle proposte dai media classici e apre
nuovi spazi di comunicazione carichi di potenzialità.
Quali
reazioni si registrano in relazione a tutto questo?
Non
diverse da quelle che in passato sono state riservate al cinema per esempio,
non riconosciuto inizialmente come arte da certe voci della critica, oppure
alla musica rock o pop, o più in generale al nuovo, che può mettere ansia o
lasciare diffidente chi vive in una sorta di nicchia fatta di consolidate
certezze ed è incapace di accostarsi alle novità con atteggiamento aperto e
animato dal desiderio di comprendere.
Molti
ancora mostrano diffidenza e preoccupazione, pensano che la Rete sia un luogo
pericoloso, un “bosco di Cappuccetto rosso” dove i più giovani rischiano di
fare brutti incontri e non un “giardino incantato”, hanno una visione
apocalittica degli effetti sociali di Internet, della comunicazione globale,
orizzontale e interattiva; o per dirla con alcuni critici orwelliani,
considerano il computer un Grande Fratello in una società che rischia di essere
dominata da gran sacerdoti del computer a scapito di una massa di analfabeti, da ricchi di informazione a
scapito dei poveri di informazione.
Ma in
genere prevale una considerazione positiva e una gran mole di ricerche sugli
effetti sociali di Internet tendono ad allontanare timori infondati, affermando
che chi usa Internet è socialmente più inserito di chi non lo fa e che non solo
è collegato col mondo elettronicamente, ma ha anche relazioni personali più
ricche.
Per
rimanere al riferimento orwelliano, una campagna pubblicitaria promossa da una
grande azienda del settore informatico nel fatidico e ormai lontano 1984
suonava così, smentendo la profezia dello scrittore inglese:
2.2 1984: Orwell ha sbagliato
Ricordate quella favola del “Grande
Fratello” che nell’anno di disperazione 1984 avrebbe dovuto spiarci,
controllarci, stringerci nelle sue potenti spire elettroniche che tutto
sapevano e nulla sbagliavano? Bene: è rimasta una favola! Quel vecchio signore
che aveva in uggia la tecnologia e che rispondeva al nome di Orwell ha
sbagliato predizione, ha peccato di miopia, Certamente si potrebbe anche
ipotizzare che lo sviluppo tecnologico, spaventato dagli esiti lì dipinti, sia
corso ai ripari invertendo la rotta. Comunque il corso della storia è andato in
direzione opposta: la nuova rivoluzione industriale è la rivoluzione
dell’informazione distribuita, dei piccoli strumenti dalle grandi capacità: dei
“Fratelli” che si rimpiccioliscono sino a diventare “amici personali”, personal
friends, personal computer. Ecco cosa la pessimistica visione di Orwell non
aveva previsto: il computer di uso quotidiano pensato per risolvere i mille
problemi che ci angustiano; progettato per semplificare il lavoro, per ridurre
la fatica, per mettere a disposizione di tutti tutte le informazioni che
rendono la vita più a misura d’uomo.
In
effetti il computer è uscito da grandi stanze climatizzate per entrare negli
uffici, per passare nelle nostre case e finire quindi sulle nostre ginocchia e
infine nelle nostre tasche.
L’attuale
contesto sociale e culturale si contraddistingue come si è detto per alcune
caratteristiche essenziali, quali la dinamicità, la flessibilità, l’apertura al
cambiamento continuo, che sono di per sè caratteristiche intrinseche alla nuova
realtà tecnologica e multimediale.
Il
nuovo paradigma tecnologico, l’esplosione dell’accesso mobile a Internet che
aumenterà la “messa in rete” di ogni cosa, dovrebbe pertanto costituire un impulso per una generale trasformazione.
Come si
pone il sistema scuola in questo scenario, come sta reagendo alla rivoluzione,
al diluvio, alla scossa di terremoto finora descritta? Che cosa significa
educare nel cyberspazio? Quali sono gli spazi e i compiti dell'educazione in
relazione alla realtà della comunicazione globale in cui viviamo?
La realtà fin qui descritta non spaventa
certamente i più giovani, anzi li affascina, li intriga, li motiva anche a
lunghi percorsi di autoapprendimento.
Questo
fa sì che i giovani di oggi si muovano in genere con grande disinvoltura nella
nuova realtà tecnologica, tra immagini computerizzate e suoni elettronici, che
diventino sempre più precocemente dei cybernauti e che trovino nel cyberspazio
una nuova agorà d’incontro sociale e di apprendimento.
Accanto
ad Internet, strumento di ricerca per eccellenza, la posta elettronica, le chat
line e i newsgroup stanno sostituendo ogni altra forma di comunicazione a
distanza.
La
sensibilità degli adolescenti nei confronti delle tecnologie è acuita dal fatto
che crescono in una situazione multimediale, molto di più di quanto non accada
agli adulti, figli di una cultura librocentrica: per dirla con Blake Morrison,
autore di La confessione di Gutemberg,
per i nati negli anni Cinquanta il libro con il suo peso, il suo odore di
inchiostro, il rumore delle pagine che girano resta insostituibile, ma può non
essere così per i nuovi adolescenti cresciuti nell’era dei messaggini sul
cellulare e per i loro discendenti[8]
.
Uno
studio recente eseguito dall’Eurispes per conto del ministero delle
Comunicazioni rileva che un milione e mezzo di bambini in Italia usano
abitualmente il computer (65,4%) e 350 mila navigano in Internet (15,4%). Il
computer è usato anche dai più piccoli alunni delle elementari, per gioco (56,4%) e per studiare (27%).
A
livello europeo è molto differenziata la disponibilità di computer per numero
di studenti: rilevazioni del 1995 e del
1998 quantificano il dato in 1 computer ogni 9
studenti in Scozia e Danimarca, contro 1 ogni 880 in Romania e 238 in
Bulgaria[9].
Dati su
scala mondiale attestano che oggi sono 25 milioni i bambini che navigano in
Internet e la stima è che diventino 44 milioni entro il 2005!
Se
questo è da un lato l’approccio delle nuove generazioni, è altresì un dato di
fatto che il mondo degli adulti, e in esso il corpo docente, ha scarsa
dimestichezza con le nuove tecnologie informatiche e spesso non fa nulla per
celare una certa diffidenza nei confronti di strumenti che per essere
utilizzati come risorsa nella didattica richiedono ai docenti di rimettersi in
gioco nella formazione e di ripensare più globalmente anche il proprio ruolo.
Funziona
inoltre da deterrente anche la consapevolezza che per lo più i ragazzi hanno
competenze informatiche superiori a quelle dei loro docenti, mentre proprio
questo dislivello potrebbe costituire una leva per sperimentare nuove modalità
didattiche.
Una indagine Censis
della primavera scorsa sulla professione docente prova a fare il punto anche
sul tipo di rapporto con le nuove tecnologie didattiche, aspetto che si sta
dimostrando sempre più un importante fattore di differenziazione del profilo
docente.
L’indagine
propone una classificazione funzionale in cinque gruppi tipologici (tab. 3), il
primo dei quali è quello degli interattivi,
che rappresentano circa il 15% del campione: si tratta di docenti che
padroneggiano la multimedialità e la telematica, grazie ad un attento e
costante aggiornamento fuori e dentro la scuola. Il secondo gruppo, pari al 26%
del campione è quello degli applicativi,
che non partecipano frequentemente a attività formative e non enfatizzano il
ruolo delle tecnologie didattiche. La più numerosa è la terza tipologia, quella
dei virtuali (32% del campione),
composta prevalentemente da docenti non alfabetizzati, che manifestano tuttavia
una piena consapevolezza circa il ruolo strategico delle nuove tecnologie e
circa le proprie esigenze di aggiornamento.

Gli ultimi due
gruppi – i refrattari e gli esclusi
( rispettivamente il 13% e il 9,3% del campione) – hanno un approccio di
diffidenza nei confronti dell’innovazione tecnologica e sono spesso privi di
qualunque conoscenza in merito, e la loro partecipazione ad attività di
formazione si può qualificare scarsa, quando non addirittura inesistente. Il
medesimo rapporto propone anche rilievi statistici in merito ad aspetti più
specifici della partecipazione dei docenti ad attività inerenti l’utilizzo di
Internet nella attività didattica (tab. 4) e ad attività di documentazione e
laboratorio realizzata con supporti di tipo multimediale (tab. 5 e 6).
Tab.3

Tab. 4

Tab.5
Appare evidente che
l’ingresso delle nuove tecnologie nella scuola mette in diversa misura in
discussione il profilo professionale del docente, inducendo anche ad un
ripensamento dei saperi disciplinari, dell’organizzazione del lavoro e della
relazione con lo studente.
Sembra sempre più importante pertanto operare scelte che tengano conto dei bisogni e degli stili cognitivi delle nuove generazioni e riconsiderare il processo insegnamento-apprendimento in funzione della centralità dello studente, che entrando attivamente e responsabilmente nel proprio processo formativo riceve forti stimoli rispetto alla motivazione allo studio e all’autoprogettazione.
In un
ambiente di apprendimento che sappia valorizzare le nuove tecnologie e
sfruttare le opportunità da esse offerte,
il docente appare sollecitato a mettere in atto modalità diverse di
intervento, meno trasmissive e più orientate alla mediazione culturale, a proporsi come mediatore di apprendimento e
facilitatore di percorsi, animatore e regista educativo, che supporta lo
studente rispetto al processo metacognitivo, indubbio valore aggiunto di ogni
processo di apprendimento. Per riprendere le affermazioni del recente Memorandum della Commissione delle Comunità
Europee, il profilo professionale del
docente è destinato a cambiare sostanzialmente nei prossimi decenni: insegnanti
e formatori diventeranno consulenti, tutori e mediatori, definendo e mettendo
in pratica metodi aperti e partecipativi[10].
L’insegnante avrà sempre meno il compito di insegnare nel senso tradizionale
del termine e sempre più il compito di guida, di facilitatore e di
organizzatore del percorso di apprendimento dello studente
Questo cambiamento è connesso anche allo sviluppo delle competenze nelle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e nell’applicazione di pedagogie innovative.
Si
tratta in altri termini di utilizzare contesti di apprendimento che sappiano
valorizzare la centralità dello studente e favorire l’abitudine al lavoro in
gruppo, alla cooperazione, alla condivisione, all’interno di una dimensione
collaborativa e di ricerca.
Secondo
le considerazioni già formulate un decennio fa da Calvani[11],
sembra di poter individuare cinque dimensioni fondamentali nel processo di
formazione di uno studente che usi in modo attivo il computer:
-
le competenze manipolativo-spaziali
-
le competenze euristiche
-
le competenze esplorative
-
le competenze socializzanti
-
le competenze metacognitive
E se in
tutto questo dobbiamo mettere in conto che spesso i ragazzi sono molto più
veloci degli adulti nell’apprendere tutto ciò che è tecnologico e hanno
un’esperienza informatica maggiore dei loro docenti, pensiamo anche che questo
dislivello possa essere comunque usato dal docente per costruire didattica. Il
docente infatti non può perdere di vista la necessità di prendere le misure al
cambiamento e alle nuove tecnologie e di stare dentro un circuito di modernità,
perché ciò lo rende molto più credibile nei confronti degli allievi.
Molti
degli insegnanti – forse la maggior parte - sono ancora fermamente convinti che
la lezione frontale sia l’unica modalità didattica possibile e tale convinzione
diventa per lo più un ostacolo rispetto ad una ricerca di modalità didattiche
alternative, nonchè un alibi per sottrarsi ad iniziative di formazione professionale
riguardo all’apprendimento dell’uso delle nuove tecnologie.
In
altri termini ciò che prevale è la paura del rinnovamento, che può essere
esorcizzata solo con scelte coraggiose. Oggi infatti non è più pensabile che la
didattica sia realizzata nella sua parte più rilevante come lezione frontale,
non fosse altro per il fatto che questa modalità di “trasmissione del
sapere” non sembra essere l’approccio
più produttivo con i nostri giovani, con cui è necessaria la mobilitazione di
energie e creatività in direzioni nuove.
Ciò non
significa certamente bandire la lezione frontale, ma farne una delle modalità,
complementare ad altre, ben organizzata e commisurata a tempi attentivi
ragionevolmente sostenibili.

Tab.6
[1] Il nuovo atlante di Gaia a cura di N. MYERS, Bologna, 1994
[2] Atlante del Cyberspazio: www.museoscienza.org/museovr/cybergeography
[3] N. NEGROPONTE, Essere digitali, Milano, 1995
[4] R.SIMONE, La terza fase, Cortina, 2000
[5] F.CARLINI, Lo stile del WEB, Torino, 1999
[6] Intervista rilasciata a “La Repubblica”, 4 febbraio 2001
[7] P.LEVY, Cybercultura, Milano, 1999
[8] C.BRAMBILLA, Come leggeremo tra dieci anni, in “La Repubblica” gennaio 2001
[9] European Report on the Quality of School
Education. Bruxelles 2000
[10] Memorandum sull’istruzione e sulla formazione permanente. Bruxelles, ottobre 2000
[11] A.CALVANI, Dal libro stampato al libro multimediale, La Nuova Italia,1990