Arte e neuroscienze

Arte e neuroscienze

Introduzione: Cosa possono dire le neuroscienze riguardo all’arte. Molto, secondo questa brillante presentazione di Vilayanur Ramachandran.

Cose da fare: Si tratta di un video in inglese di UCTV. La  figura sopra lo fa partire.

Cosa succede: Ramachandran comincia raccontando tre sindromi collegate in qualche modo all’arte. La prima sindrome e’ la prosopagnosia , l’incapacita’ di riconoscere una persona dal volto, inclusi se stessi. Il fatto che la perdita dei neuroni in una piccola parte del cervello possa produrre questo deficit percettivo dimostra , se ce ne fosse bisogno, che tutto cio’ che percepiamo viene percepito e riconosciuto attraverso i neuroni del cervello incluse le opere d’arte.

Il secondo deficit   viene chiamato sindrome di Capgras. Il paziente e’ convinto che le persone care vicine siano state sostituite da impostori. Come spiega Ramachandran questo avviene solo se si e’ in presenza della persona : se la stessa persona contatta il paziente via telefono, viene riconosciuta senza problemi. La causa e’ un mancato collegamento a livello cerebrale con l’amigdala che e’ la parte del cervello che aggiunge la parte emozionale alle nostre sensazioni. Insomma noi vediamo la persona cara, ad esempio la mamma, ma non sentiamo nessuna delle emozioni che questo incontro comporta! Cosi’ anche l’apprezzamento dell’arte e’ il risultato dei neuroni del sistema limbico al quale tutte le immagini sono riportate per sapere se dobbiamo scappare via perche’ si tratta di un leone oppure rallegrarci perche’ e’ una persona cara.

Infine la terza sindrome  e’ la sinestesia che pero’ e’ presente anche nelle persone sane nella proporzione di 1 su 100. Si ha quando due aree del cervello si sovrappongono parzialmente e una stimolazione sensoriale viene percepita attraverso due diversi canali contemporaneamente. Essa ci fa vedere i numeri colorati. La sua importanza per l’arte consiste nel fatto che produce collegamenti tra concetti completamente diversi ed e’ la base per la formazione delle metafore. Il numero 8 ha il colore blu come Giulietta diventa, descritta da Shakespeare, raggiante come il Sole.

Quindi Ramachandran ci mostra come alcuni animali appena nati rispondono in maniera automatica anche a un oggetto che ricorda nel suo aspetto il genitore perche’ i neuroni sono programmati a farlo. I dipinti non sono che l’equivalente di questi feticci: metafore visive, riproduzioni stilizzate ed esagerate che sfruttano questi meccanismi piu’ o meno automatici che abbiamo nel cervello.

Nell’ultima parte della presentazione Ramachandran cerca di presentare i tipi di metafore presenti nelle opere d’arte collegandole ai circa 30 sistemi che abbiamo nel cervello per processare le immagini.

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Il video ha come indirizzo

https://www.youtube.com/watch?v=0NzShMiqKgQl,

Autore: Vilayanur Ramachandran
© UCTV

Titoli in inglese: 40/40 Vision Lecture: Neurology and the Passion for Art

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