Saremo sostituiti dai robot?

Saremo sostituiti dai robot?

Introduzione:Jerry Kaplan informatico , imprenditore , scrittore e futurologo  ha scritto un libro:Humans Need Not Apply: A Guide to Wealth and Work in the Age of Artificial Intelligence sui cambiamenti che avverranno nel mondo del lavoro in seguito allo sviluppo di programmi e macchine intelligenti.

Cose da fare: Si tratta di una presentazione in inglese di 40′ all’Imperial College di Londra.  Cliccate sulla figura sopra per far partire il video.

Cosa succede: Gli argomenti trattati sono:

  1. Possono le macchine pensare?
  2. Cos’e’ l’intelligenza?
  3. L’intelligenza artificiale (IA) e il mondo del lavoro
  4. L’intelligenza artificiale e le sperequazioni tra ricchi e poveri

Negli ultimi tempi si sente parlare con insistenza di macchine che diventano sempre piu’ intelligenti, imparando da sole, fino a rimpiazzarci sul posto di lavoro. Dopodiche’ arriveranno a controllarci come i computer del film Matrix.

Ebbene Jerry Kaplan comincia col dire che questo e’ un mito. Per adesso non c’e’ nessun pericolo che questo succeda. Ma di sicuro e’ in atto e continuera’ sempre piu’ veloce, una rivoluzione nel mondo del lavoro prodotta dai progressi dell’intelligenza artificiale.

Quella che chiamiamo (in maniera inappropiata) intelligenza artificiale e’ in effetti solo una serie di metodi ad hoc per risolvere singoli problemi che non hanno niente a che fare con i metodi usati nell’intelligenza umana.Queste tecniche dell’intelligenza artificiale proseguono l’opera iniziata con la rivoluzione industriale dell’ottocento  consistente nella creazione di macchine che automatizzano alcuni semplici compiti.

I computer e i robot per ora non pensano, non sono intelligenti e nonostante i grandi successi ottenuti , non c’e’ nessun segno che indichi che lo diventeranno un giorno. Il fatto che riescano a risolvere problemi che finora solo l’intelligenza umana riusciva a risolvere come battere un campione di scacchi  significa solo che c’e’ stato un essere umano che e’ riuscito a trovare una maniera “stupida” di risolvere il problema adatta al computer.

Stiamo in effetti scoprendo, con l’aumentare della potenza di calcolo disponibile, che molti dei compiti che si pensava richiedessero l’intelligenza umana possono avere delle soluzioni con mezzi meccanici. Cosi’ il fatto che ora un computer possa guidare una macchina, riconoscere un gatto in una foto, vincere a un quiz televisivo (Watson con Jeopardy), fare traduzioni da un linguaggio all’altro  significa semplicemente che e’ stato trovato un “trucco” per permettere allo “stupido” calcolatore di risolvere questi prooblemi.

Per rendersi conto della fondamentale differenza tra i metodi usati dall’intelligenza umana e dal computer, prendete il compito di riconoscere un gatto. Un computer impara a farlo analizzando milioni di foto e video, un bambino guardando un unico gatto dopo che un genitore glielo ha indicato dicendo ad alta voce “gatto”!

I robot stanno arrivando e stanno rivoluzionando il mondo del lavoro  ma quello che fanno e’ di rendere piu’ produttivo il singolo lavoratore prendendosi carico di quelle operazioni che possono essere eseguite in maniera meccanica. Quindi i lavoratori piu’ colpiti da questi cambiamenti sono quelli che eseguono dei lavori semplici e ripetitivi che possono essere facilmente automatizzati.

Lavori che richiedono l’esecuzione di una serie di compiti complessi (Jerry Kaplan cita quello di un’infermiera) sono quelli che saranno meno soggetti a cambiamenti. E’ una situazione che si e’ avuta anche in passato con la prima rivoluzione industriale: prima la maggioranza della popolazione lavorava nell’agricoltura, ora solo un percentuale minima. Nel passaggio si e’ avuto un cambiamento del tipo di lavoro ma non c’e’ stato un aumento di disoccupati.

Nella nuova rivoluzione industriale succedera’ qualcosa di simile. Un cambiamento di lavoro potrebbe essere anche una cosa positiva. Purtroppo pero’ si vede che si sta  producendo un altro tipo di cambiamento negativo che andrebbe tenuto sotto controllo per non creare tensioni sociali. I robot piacciono ai dirigenti perche’ , aumentando la produttivita’ del singolo lavoratore, accresce i loro guadagni ma non quelli del lavoratore. Di conseguenza sta crescendo la sperequazione tra ricchi e poveri.

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I materiali hanno come indirizzo

https://www.youtube.com/watch?v=cmlMcSqbX3U
Autore: Jerry Kaplan
© Imperial College London

Titolo in inglese: Humans need not apply

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